A che livello è il coordinamento dei lavoratori delle altre grandi multinazionali dell’auto?
«Esistono già da tempo accordi quadro internazionali e funzionano comitati aziendali mondiali per quanto riguarda le imprese francesi e tedesche. Con la statunitense Ford esiste una lettera di impegno in tal senso».
Il caso più interessante sembra quello della Volkswagen…
«Non solo. Anche per quanto riguarda il gruppo Peugeot Citroen esiste il riconoscimento di una Carta internazionale sulle relazioni sindacali che definisce i diritti di informazione, consultazione e co-decisione su temi come l’organizzazione del lavoro, i sistemi retributivi, la salute e la sicurezza nonché la sostenibilità sociale e ambientale».
Per quanto riguarda la Fiat cosa avete chiesto ?
«Come primo passo il riconoscimento del network globale del sindacato e l’avvio del negoziato di un accordo quadro internazionale sulla responsabilità sociale e ambientale e sui diritti fondamentali del lavoro estesi, beninteso, anche alla catena dei fornitori. Molto interessante, in tal senso, l’azione dei lavoratori statunitensi del gruppo verso le condizioni di quelli messicani».
Significativo il riferimento anche ai fornitori….
«Di fatto nel mondo globalizzato sono le imprese transnazionali che determinano, insieme con le reti di logistica e distribuzione, il flusso degli investimenti e i luoghi di produzione di lavoro coinvolgendo la sub-contrattazione dei fornitori».
Un inizio interessante, ma che ostacoli dovete superare?
«Occorre saper compiere un salto culturale nei confronti di un clima autoritario ancora largamente presente nelle fabbriche italiane dell’auto. Perché altrimenti non si riuscirà a sviluppare quel clima necessario per vincere le sfide della qualità e dell’innovazione. D’altra parte la stessa nuova organizzazione del lavoro che si vuole diffondere basata sul Wcm, World class manufacturing, e l’Ergo-Uas presuppone il rispetto della persona e delle sue esigenze».
Per il momento nel coordinamento di quella rete che porterà al consolidamento del consiglio mondiale dei delegati sindacali della Fiat, ci sono tre italiani di Cgil, Cisl e Uil assieme ad un rappresentante brasiliano (nello Stato di Minais Gerais si trova, infatti, la fabbrica di auto più grande del mondo) e un delegato statunitense della United Auto Workers dal nome e cognome tipicamente italiani, Paolo Caucci, in quanto nipote di immigrati ciociari. Un segno di identità e di legame che rimane vivo dentro la globalizzazione delle merci e delle persone».
