“Un seme per la fraternità dei popoli”

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Un passaggio di cielo in cielo. È morto così don Andrea Santoro, il sacerdote romano ucciso, domenica 5 febbraio, con un colpo di pistola, mentre pregava nella chiesa parrocchiale di Santa Maria a Trebisonda, città turca sul Mar Nero. Aveva 60 anni ed un sogno: quello di essere un ponte tra l’Occidente e l’Oriente, tra le grandi civiltà del mondo ebraico, cristiano e musulmano. Per questo aveva lasciato Roma ed era partito in missione per la Turchia, interessandosi di dialogo interreligioso. Come prete di periferia, si era impegnato anche ad accogliere e salvare dal giro della prostituzione ragazze provenienti dall’Ucraina, dalla Russia e dalla Georgia. La sua morte è stata un colpo per tutti. È avvenuta nel modo più tragico e cioè per mano di un giovane appena sedicenne e in un luogo sacro, emblema di santità e di pace, per tutti i credenti nell’unico Dio. Don Andrea Santoro: è lui il primo martire per la fede del 2006. La sua morte avviene in un paese, la Turchia, che sta cercando in tutti i modi di entrare in Unione europea con le difficoltà e talvolta gli strappi che questo passaggio può comportare. Avviene anche in un momento difficile per il dialogo tra l’Europa e il Medioriente, a causa delle vignette satiriche su Maometto e il Corano che hanno infuocato le comunità islamiche. Eppure, nonostante le difficoltà, per questo dialogo, don Andrea si era impegnato in prima persona. La sua era una vocazione. C’è un suo scritto che lo testimonia. Una lettera inviata lo scorso anno al vicariato di Roma e che oggi è diventata il suo testamento spirituale. Don Andrea credeva che lo scambio dei doni spirituali tra Occidente e Medioriente fosse non solo possibile ma anche importante. Per lui il Medioriente era la grande terra santa dove Dio ha deciso di comunicarsi in modo speciale all’uomo . Terra con le sue oscurità ma anche con le sue ricchezze e la sua capacità, grazie alla luce che Dio vi ha immesso da sempre, di illuminare il nostro mondo occidentale. Pur nello choc, la comunità cattolica della Turchia sente ora la responsabilità di proseguire nella strada di don Andrea. Noi continuiamo a credere che il dialogo è possibile, promette da Izmir mons. Ruggero Franceschini, presidente della Conferenza episcopale turca; mentre il papa – in un messaggio – invita a far in modo che il suo sangue versato diventi seme di speranza per costruire un’autentica fraternità tra i popoli. Nel suo testamento spirituale, pur nell’inconsapevolezza del destino che lo attendeva, don Andrea lascia a chi lo ha amato e pianto una parola che vale una promessa e un invito: Se la luce di Gesù è in noi, non solo illuminerà ogni situazione, fosse pure la più tragica, ma noi pure… saremo luce. Che la nostra vita sia la cera che si consuma in totale disponibilità . ITALIA Giornata per la vita Ogni vita umana, in quanto tale, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa. Forte l’appello che Benedetto XVI ha lanciato in occasione della Giornata per la Vita che la Chiesa italiana ha celebrato domenica 5 febbraio. Nel salutare i volontari del Movimento per la Vita, presenti in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus, il papa ha detto: La vita viene esaltata finché è piacevole, ma si tende a non rispettarla più quando è malata o menomata. Il rispetto per il dono della vita parte – ed è questo il concetto sottolineato dal papa – dall’amore profondo per ogni persona. È l’amore per il prossimo a spingere le persone ad accogliere la vita in ogni situazione: da quella nascente a quella segnata dalla marginalità o dalla sofferenza, specialmente nella sua fase terminale. È dunque alla luce di questo amore che il papa chiede all’uomo di oggi di non essere il padrone della vita quanto piuttosto il custode e l’amministratore . Non si tratta di negare l’autonomia delle realtà terrene ma – aggiunge il papa – se questa autonomia porta a pensare che le cose create non dipendono da Dio, e che l’uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora si dà origine a un profondo squilibrio, perché la creatura senza il Creatore svanisce. INCONTRI Gli universitari con Benedetto XVI Si svolgerà il prossimo 11 marzo in Vaticano la IV Giornata europea degli universitari con Benedetto XVI. L’umanesimo cristiano, via per una nuova cooperazione Europa e Africa sarà il tema dell’edizione di quest’anno che metterà per la prima volta in collegamento via satellite i giovani radunati nell’aula Paolo VI con i loro coetanei di sei città europee (Dublino, Friburgo, Madrid, Monaco di Baviera, Sofia, Salamanca, San Pietroburgo) e quattro africane (Abidjan, Antanarivo, Nairobi, Owerri). L’incontro, che prevede testimonianze e momenti di preghiera, si concluderà con il pellegrinaggio della croce fino a piazza Navona. Ai presenti verrà consegnato un cd con l’enciclica di papa Ratzinger Deus est caritas.

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