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In profondità > Focolari

Un segno profetico per il Vecchio Continente

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


La quarta edizione di "Insieme per l'Europa" a Monaco comincia con un’accoglienza calorosa, un clima di festa, di comunione che stride con quanto si sta vivendo nell'Unione europea

Insieme per l’Europa

1.700 persone in rappresentanza di 300 comunità cristiane d’Europa arrivano alla spicciolata, mentre volge lentamente la sera del 29 giugno a Monaco. Hans ha impiegato quasi 5 ore in macchina per arrivare da Francoforte. È visibilmente stanco perché non immaginava di trovare tanto traffico sull’autostrada. «Sono appena arrivato – racconta – e sto cercando di distendermi dopo il viaggio. Siamo cristiani di varie chiese, faccio parte di Ymca e da questa edizione di Insieme per l’Europa mi aspetto una cura più profonda dei nostri rapporti. Capiamo cosa sta succedendo: la rinascita dei nazionalismi, uno spirito di divisione, ma l’Europa deve riconoscere che qui ci sono cristiani di diversi Paesi che s’incontrano: è già un fatto». 

 

Il Circus Krone Bau si riempie, mentre sul palco s’intonano canti d’accoglienza. Margaret è di Dresda, è molto impegnata con la comunità dell’Emmanuel e lavora a favore della famiglia e per bambini svantaggiati. Crede che tante persone così già legate, connesse, unite «siano una speranza per l’Europa purché vivano per il mondo. Con mio marito siamo stati due settimane in Africa e portiamo avanti dei progetti di cooperazione».

 

Simona della chiesa luterana spiega che «il programma di questi giorni siamo noi. Persone che si incontrano, rafforzano l’amicizia, la conoscenza, nella direzione dell’unità». Suor Anna Franziska, francescana, vede in Insieme per l’Europa, «un segno profetico. Siamo chiamati a entrare nelle tensioni che attraversano il continente, come la Brexit, per dire che la riconciliazione nella chiesa e nella società è possibile».

 

Nel programma serale di accoglienza si prega, si canta in una sala disegnata sugli stilemi di uno spettacolo per il circo. Grandi lampadari classici, centinaia di faretti gialli e rossi, una scenografia semplice sul palco che oltre al logo di "Insieme per l’Europa" presenta, a destra, una croce blu e un castello stilizzato con una porta che si apre. Una band sul lato sinistro del palco formata da pianista, chitarra acustica, basso, batteria e voce femminile solista intona canzoni di stile evangelico con ritmi all’inizio più rock e coinvolgenti che si stemperano in note più intimistiche nei brani finali.

 

«Quello che abbiamo vissuto in questi 15 anni – spiega il vescovo Cristoforo D’Aloisio della chiesa ortodossa di Bruxelles – ci ha sempre sorpreso. La grande condivisione mostra che le chiese cercano un cammino di riconciliazione». Non fa giri di parole Gerard Testard, del gruppo Efesia di Parigi: «C’è un disamore per l’Europa tra popoli che da anni hanno creato un’amicizia. È un percorso difficile che si costruisce giorno per giorno. Questo incontro ci dà la forza per guardare avanti e per vivere non solo per il proprio popolo, ma per costruire una casa comune». 

 

È inglese Michelle Moran, presidente mondiale dei carismatici, che dice: «ho il cuore molto pesante. È stato difficile venire. Come posso parlare di unità, di riconciliazione, se vengo dal Regno Unito? Ma credo che Dio ci ha riunti per la cultura dell’incontro e che Lui è molto più grande delle decisioni umane».

 

Sia l’Europa che la pace oggi non sono più così scontate. Entrambe possono venir meno. «L’Europa è forte – sottolinea Hilde Kieboom della comunità di Sant’Egidio – solo se è inclusiva con tutti gli esclusi: migranti, poveri, anziani. Se diamo amore saremo forti e possiamo condividere un sogno di pace».

 

La serata scorre veloce. Il clima è di festa. C’è voglia di conoscersi, parlarsi, andare in profondità. Colpisce l’entusiasmo nella fede, autentica, comunicata, di tante persone di chiese così diverse. È un entusiasmo che contagia. Diego Goller dei Focolari si attende da questi giorni «una nuova luce, una nuova cultura, nuove prospettive non solo per la politica, ma anche per le chiese». Si respira un’aria profetica in questa sala che nessuno avrebbe immaginato 17 anni fa, quando tutto nacque dopo la firma della Dichiarazione congiunta di Ausburg tra cattolici e luterani.

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