Un “rispettoso annuncio”

Chiara Lubich
Seconda puntata di una conversazione del 24 febbraio 2002 sulle principali caratteristiche della nuova evangelizzazione secondo il pensiero di Giovanni Paolo II. Terzo principio: la nuova evangelizzazione sarà nuova anche nelle sue espressioni. Afferma sempre il Santo Padre: È ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione (come l’Europa), la situazione di una società cristiana, che (…) si rifaceva ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare (…) una situazione (…) nel contesto della globalizzazione e del nuovo (…) intreccio di popoli e culture che la caratterizza. Per questo occorrono nuove espressioni di evangelizzazione. E non c’è dubbio che fra le forme di evangelizzazione moderne emergano i dialoghi, nei quali sono impegnati pure diversi movimenti o comunità ecclesiali. Il nostro movimento, diffondendosi nel mondo, ha aperto sin dall’inizio il dialogo nella nostra Chiesa, fra singoli cattolici e più recentemente fra i movimenti ecclesiali e altre associazioni, come pure con famiglie religiose nate da antichi carismi. È un dialogo che, fra il resto, raggiunge lo scopo tanto desiderato oggi dalla Chiesa: essere comunione, Chiesa-comunione. Nel 1961 è iniziato poi quello ecumenico, dove facciamo calcolo del molto che abbiamo in comune con i cristiani delle altre Chiese: il battesimo, la Scrittura, il Credo, i primi Concili, e la nostra stessa spiritualità dell’unità, che si vive insieme quasi integralmente. Essa è ritenuta qua e là, fra il resto, spiritualità ecumenica. In tal modo, per tutti questi elementi comuni, sentiamo di poter già formare con i cristiani di 350 Chiese, che aderiscono al nostro movimento, un solo popolo cristiano in attesa della piena unità. E ciò allevia di molto i dolori della divisione. Alla fine degli anni Settanta si è aperto il dialogo con i fedeli di altre religioni, nel quale, come primo passo, cominciamo col vivere assieme la Regola d’oro presente in quasi tutti i Libri Sacri, regola che, nel Vangelo, recita così: Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi. È quella regola menzionata recentemente ad Assisi dal Santo Padre e da altri. Per l’amore al prossimo, che essa chiede da ambo le parti, è già possibile mettere a base del rapporto fra noi e gli altri l’amore reciproco. Ed ecco nascere brani di fraternità. Poi, in questo clima, ponendosi sullo stesso piano, si può stabilire il dialogo col proprio partner, dialogo nel quale si cerca di farsi nulla per entrare, in certo modo, in lui. Ci si pone quindi in quest’atteggiamento importantissimo e imprescindibile, che ha un duplice effetto: aiuta noi ad inculturarci nel mondo dell’altro, a conoscerne la cultura ed il linguaggio, e predispone l’altro ad ascoltare noi. Si passa così al rispettoso annuncio – bella e indovinata espressione del Santo Padre – dove, per lealtà davanti a Dio, a sé stessi, come pure per sincerità davanti al prossimo, diciamo quanto la nostra fede afferma sull’argomento di cui si parla, senza con ciò imporre nulla all’altro, senza voler conquistare nessuno, senza ombra di proselitismo, quindi. Ma per amore. Il nostro dialogo interreligioso abbraccia fedeli delle più importanti religioni: ebrei, musulmani, buddhisti, scintoisti, indù, ecc., dai quali siamo spesso stimati ed amati sì da chiamarci a portare la nostra esperienza cristiana anche in moschee musulmane (in quaranta finora negli Usa), in templi buddhisti, in centri ebraici, ecc. Ci può essere poi chi abbraccia liberamente il cristianesimo, come è stato di migliaia di persone di un popolo africano, per il quale abbiamo dovuto costruire una chiesa ed è stata istituita la parrocchia. Anche le persone di buona volontà, pur senza un riferimento religioso, si rendono conto che l’amare gli altri non è solo dei cristiani, ma è un imperativo inscritto nel Dna d’ogni uomo, perché – così noi pensiamo – ogni uomo è creato ad immagine di Dio che è Amore. Si può perciò amarsi a vicenda pure con loro e può nascere, anche con essi, il dialogo, col nostro annuncio rispettoso delle verità cristiane. E, poiché credono nell’uomo, si lavora insieme, a gloria di Gesù, uomo oltre che Dio, a salvaguardare i grandi valori umani a cui danno, come noi, tanta importanza, quali la libertà, la solidarietà, i diritti umani, l’unità, la pace, ecc. Ma i dialoghi non sono solo monopolio dei Focolari. Altri movimenti li praticano con grandi effetti. Ne è un modello la Comunità di Sant’Egidio. Si tratta dei quattro dialoghi già annunciati da Paolo VI nell’Ecclesiam suam, previsti oggi da Giovanni Paolo II per la Chiesa intera. (

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