Un radicale cambiamento di vita

Dev’essere quotidiano l’impegno di “raddrizzare i sentieri”.
Famiglie
Commentando il passo del Vangelo di Matteo (19,27) in cui Pietro dice a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito», sant’Agostino si domanda: «Che cosa mai ha lasciato Pietro? L’umile casa paterna, una barca… No, Pietro lasciò molto davvero: non solo il poco che possedeva, ma tutto ciò che desiderava di possedere!».

Ecco, queste parole del vescovo di Ippona si riferiscono bene al pensiero spirituale, che domanda «un radicale cambiamento di vita!». Certo, nella storia della cristianità (e in quella di molte religioni) i cambiamenti radicali di vita sono stati innumerevoli, partendo dagli apostoli, appunto, via via, fino ad arrivare ai giorni nostri. Ricordiamo due brevi esempi. Negli anni Sessanta l’ingegner Filiberto Guala, amministratore delegato della Rai, lascia tutto, tra lo stupore e lo sgomento di tanti, per farsi frate trappista. Negli anni Novanta Henry Quinson, economista e stimato operatore finanziario, è entrato per un periodo nel monastero di Tamié, nell’alta Savoia, ha fondato poi a Marsiglia una comunità religiosa dedita alle situazioni di emarginazione sociale.

 

Ma non ci sono solo fatti clamorosi di personaggi noti. Preparare le vie del Signore e raddrizzare i suoi sentieri è il lavoro quotidiano di quell’infermiera che con il suo modo di avvicinare i malati e con il suo rapporto accogliente verso i colleghi riduce invidie e rancori, portando serenità e fiducia nel reparto dove lavora. È la vita dell’insegnante che a differenza degli altri docenti riesce giorno dopo giorno a instaurare un rapporto positivo con un allievo “difficile”, scostante e ribelle, tanto da farlo riavvicinare allo studio e accostarsi ai compagni pacificato.

 

È la scelta di un direttore di rete tv, di riuscire a dire dei “no”, a non sottostare al gioco perverso dei favori da concedere o da richiedere. È l’impegno della madre di famiglia, che nel silenzio e nel servizio comprende, perdona, sostiene, cura, compone dissidi, riconduce nella strada diritta chi sbaglia, accoglie sempre… È il coraggio del giornalista di scegliere la sua strada per lui: rifiuta lo scoop a tutti i costi e affronta il suo lavoro quotidiano forte del rispetto della verità e dell’amore per ogni uomo. Convinto che, come ha detto Igino Giordani, «l’amore è tutto. Senza l’amore tutto è niente. La comunicazione può e deve alimentare questa verità che è il solo cemento sociale durevole».

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