Un premio per il dialogo

Dal 13 al 19 marzo nel capoluogo sannita protagoniste la pace e l’unità d’Italia.
Benevento

Benevento, l’antica Maleventum, il cui nome fu cambiato dai Romani dopo la vittoria contro Pirro, re dell’Epiro, è una città ricca di cultura e di arte. L’Arco di Traiano e il Teatro Romano ricordano la sua importanza in età imperiale. La chiesa di Santa Sofia, di epoca longobarda, è un edificio di eccezionale interesse nell’architettura del primo Medioevo. La parte moderna, ben integrata con quella antica, la rende una città ospitale e a misura d’uomo, abbastanza ricca di verde, con iniziative artistiche e culturali tutto l’anno, servizi adeguati per i circa 62 mila abitanti, università, conservatorio ed osservatorio astronomico.

 

In questa città, a metà tra il Tirreno e l’Adriatico, il Movimento dei focolari è presente da anni. Dal 2000, ai focolarini è stata affidata dalla curia di Benevento la gestione del Centro Congressi La Pace. Proprio qui, nel maggio 2008, ha avuto luogo la I edizione del “Premio Fraternità – Città di Benevento”, ideato, a due mesi dalla scomparsa di Chiara Lubich, per ricordare il suo costante impegno nel dialogo tra persone, culture e fedi. Seppur ai primi passi, l’iniziativa ha assunto crescente importanza, diventando un appuntamento significativo grazie alla collaborazione del sindaco, Fausto Pepe, e dell’assessore alla cultura, Raffaele Del Vecchio.

 

Il premio è promosso dal Movimento dei focolari di Campania, Puglia e Basilicata, dall’amministrazione comunale, dal Centro “La Pace” e dall’associazione “Focus”, con i riconoscimenti della presidenza della Repubblica, della presidenza del Consiglio dei ministri e dell’Unesco.

«Giunto alla quarta edizione – spiega Elpidio Pota, presidente del comitato organizzatore –, si propone di assegnare un riconoscimento a persone, associazioni o enti che si siano particolarmente distinti nella difficile arte del dialogo. Si intendono valorizzare le iniziative che promuovono lo spirito di autentica fraternità tra gli uomini, attraverso esperienze di dialogo e di vita basate su valori condivisi quali giustizia, solidarietà, pace, legalità e rispetto dell’ambiente».

Nel corso della manifestazione che si svolgerà nel capoluogo sannita dal 13 al 19 marzo (www.premiofraternita.it.), la giuria, in seguito a segnalazioni giunte da tutta Italia, premierà: per il “Dialogo ecumenico ed interreligioso” la giornalista Manuela Dviri Vitali Norsa, impegnata nel dialogo tra israeliani e palestinesi; per la sezione “Dialogo per una cultura della fraternità” la scrittrice e giornalista Maria Pia Bonanate; per il “Dialogo in politica” l’assessore alla cooperazione internazionale della Regione Toscana Massimo Toschi, e, per la sezione “Dialogo nell’arte”, il Progetto “Arrevuoto” dell’associazione Teatro Stabile di Napoli, volto al coinvolgimento artistico di ragazzi dei quartieri a rischio.

 

Previsti spettacoli, mostre, proiezioni, laboratori artistici e workshop per giovani e bambini. Tre i forum in programma: giovedì 17 marzo persone di confessioni, religioni e culture diverse si confronteranno su “Dialogo e fraternità: l’eredità di Chiara Lubich”. Venerdì 18 si parlerà di “Arte: ponte di dialogo”. Sabato 19 si discuterà di “Un modello di città per l’Italia del 2061”, cercando di immaginare come la fraternità possa cambiare in meglio la nostra società nei prossimi cinquanta anni. In conclusione, la premiazione, con la consegna della riproduzione dell’opera Incontri dello scultore napoletano Antonio Borrelli e delle medaglie del Presidente della Repubblica.

 

BOX

Cos’è la fraternità?

 

Aldo Masullo, filosofo e politico italiano, vincitore del premio lo scorso anno, considera la fraternità un concetto base della modernità, condizione essenziale per la realizzazione di una vera libertà e uguaglianza. «È certamente – spiega – il primo vincolo che unisce gli esseri umani nati dagli stessi genitori, ma non si può ridurre solo a un legame di sangue. La fraternità è infatti per gli uomini un vincolo spirituale, una dimensione intersoggettiva e morale. La fraternità universale che per i credenti deriva dall’essere tutti figli dell’unico Dio, deve includere veramente tutti, non solo quelli della propria nazione, lingua o razza. Già a metà del ‘700 Voltaire, nel Dizionario filosofico, parlava di “tolleranza” verso tutti gli uomini, accomunati dalla stessa condizione mortale. Idea limite dalla difficile realizzazione – conclude  Masullo – la fraternità è uno scopo al quale dobbiamo comunque tendere».

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