Un “polo” chiamato Lionello

Per rendere maggiormente visibile il progetto che ha preso avvio in Brasile nel 1991, si costituisce nel 2001, con sede ad Incisa in Val d’Arno, la E. di. C. Spa. Coerentemente con gli scopi dell’Economia di Comunione (di cui si è scritto diffusamente in queste pagine sin dal suo nascere, nel 1991) l’art. 36 dello statuto prevede che il 30 per cento degli utili societari sia destinato ad un fondo speciale di solidarietà per far fronte alle necessità dei più poveri. Singolare in questa Spa è il tipo di azionariato, assai diffuso: sono in effetti ben 5.621 i soci che – poveri ma tanti, come disse Chiara Lubich all’atto di fondazione dell’Economia di Comunione – testimoniano il desiderio di quanti, pur non imprenditori, desiderano comunque essere protagonisti di quella che, ben a ragione, può essere considerata una sfida: contribuire a realizzare il nessun indigente (altra affermazione della Lubich). Individuato il terreno adatto e messo a punto il progetto, nel 2004 si apre il cantiere e nel 2005 sono finalmente al tetto i 9.600 metri quadri destinati ad uso produttivo e artigianale, a spazi commerciali e ad uffici. Intanto un altro polo si va edificando: è quello fatto di confronto, relazioni e sinergie, di condivisione fra le aziende italiane orientate all’Economia di Comunione che trovano nella E. di C. Spa un luogo privilegiato di incontro, una casa seppur ancora senza pareti. Anche sul piano istituzionale il dialogo si allarga: dalla amministrazione locale a quella provinciale e regionale, toccando pure settori del mondo cooperativo e sindacale. Insomma, insieme alle strutture si va edificando anche il legame con il territorio e la società civile toscana alla quale peraltro Loppiano, la cittadella internazionale dei Focolari, offre già un modello singolare di convivenza. In questo contesto, precisamente il 28 ottobre, quindici aziende di Economia di Comunione si insedieranno al Burchio, in via Pian dell’Isola, presso il Polo Lionello Bonfanti. Il rischio dell’imprenditore Ma cosa spinge questi imprenditori, delle più diverse professionalità e provenienze, a giocarsi uno status acquisito, alcuni anche da tempo, per trasferirsi in una piccola frazione di Incisa in Val d’Arno, prossima all’autostrada? Incontro qualcuno di essi in cantiere, mentre prende le misure, di quella che sarà la nuova sede. Charles Skapin è fabbro, uno di quelli come ne sono rimasti pochi. Naturalmente è figlio d’arte. Ama lavorare il ferro e i materiali poveri che portano con sé un pezzo di storia, dando loro nuova forma e vita. Le sue creazioni sono divenute arredo originale in ristoranti, negozi, e case. È un tipo diretto che va subito al sodo. Altrettanto direttamente gli chiedo perché si sia trasferito qui. Ho traslocato qui dalla Slovenia – mi risponde -, dove avevo una bella casa con un bel giardino nel centro di Capodistria, vicino al mare. Lì avevo tutto, ma non ero soddisfatto. Saputo che qui al Burchio si apriva un polo di Economia di Comunione, mi sono deciso, insieme con mia moglie e le nostre due figlie, per sfruttare questa grande occasione, che per noi rappresentava un po’ un sogno impossibile. Così abbiamo venduto tutto e comprato a Incisa un appartamento, meno confortevole di quello di Capodistria, però consci che qui si potrà almeno un po’ aiutare, tutti insieme al polo, i poveri. Una cosa nuova C’è anche chi esprime la creatività imprenditoriale in una cosa nuova. È il caso de L’Arcobaleno Valdarno, formata da quattro soci, commercianti nel settore cartolibreria dal 1991 nell’Appennino bolognese, che al polo intrecciano un’attività in sinergia con altre due aziende, la Bertagna Filati di Brescia, da generazioni produttrice di filati pregiati e la Dulcis in Fundo, giovane laboratorio di pasticceria con pochi anni di attività ma con un indiscutibile entusiasmo. Queste tre aziende, oltre alle singole attività, daranno vita ad uno spazio polifunzionale comune dove poter acquistare libri, oppure semplicemente sedersi a leggerli sorseggiando una tazza di caffè, partecipare alla scuola di maglia, sferruzzare in compagnia o fare merenda. Insomma, prima che uno spazio di vendita, uno spazio di relazione. Sotto i grandi shed bianchi che lasciano filtrare una luce uniforme Rina e Gualtiero, due dei soci, stanno immaginando quello che sarà il loro spazio. Chiedo loro cosa li abbia spinti a mettersi in società e a mettersi in gioco nel polo. Da anni parlavamo di fare un’azienda unendo le nostre due attività già operanti nel settore del commercio e servizi: forniture di articoli per ufficio-hardware- software per aziende e professionisti, libreria giuridica e informatica, corsi di informatica, gestione aziendale, lingue straniere, consulenza attraverso partnership con professionisti esterni. Il desiderio era quello di vivere all’interno del commercio un’esperienza di reciprocità, tra noi e con i clienti. Qualche mese dopo ecco la proposta dell’Economia di Comunione: l’abbiamo sentita come il vestito da indossare. Oggi siamo quattro soci a destinare una parte degli utili a sostegno dei poveri è l’ultimo e il più tangibile segno di un cammino che si svolge durante tutto l’anno. Così diamo valore al lavoro, nella consapevolezza di mettere al centro l’uomo e non il profitto. Aprire un nuovo punto vendita al Polo Lionello vuol dire concretizzare il desiderio di contribuire alla costruzione di quel faro che tale polo può essere per chi vuole sperimentare un altro modo di fare economia. E la scelta di assumere personale locale è il nostro modo per contribuire alla crescita di questo territorio. Non mancano nemmeno i consulenti ed i professionisti attratti dal polo. Mauro Bracci è assicuratore ad Arezzo, ha tre soci, due impiegate, vari collaboratori, più di 3 mila clienti ed un motto: Mettersi nei panni del cliente, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Ora, con il sostegno dei suoi soci, apre anch’egli un ufficio al Burchio. Svolgiamo il nostro lavoro coscienti che ha un ruolo sociale – mi spiega -, di aiuto e sostegno alle famiglie e alle aziende, cercando di agire con la massima trasparenza. Saputo della nascita del Polo Lionello, è stato quasi automatico decidere di aprire qui un ufficio, sia per la nostra adesione all’Economia di Comunione, sia perché un’occasione come questa, di poter lavorare gomito a gomito con altre aziende di Economia di Comunione, ci è parsa da non perdere. Tutti gli utili delle operazioni assicurative e finanziarie gestite in questa sede andranno all’Economia di Comunione. Questo ci sembra un modo per far partecipare al progetto tutte quelle persone e quelle famiglie che si rivolgeranno a noi per i loro bisogni. Il taglio del nastro La fase di costruzione dell’originale edificio del Polo Lionello è ormai alle sue battute conclusive e la E. di C. Spa, come tutte le imprese nascenti, guarda al proprio futuro. Proseguirà la gestione del polo, offrendo una serie di servizi che vanno dalla convegnistica all’affitto di uffici temporanei e di sale per formazione attrezzate, fino alla realizzazione di corsi e seminari specialistici, un’anteprima dei quali si avrà il 25 e 26 ottobre prossimi, durante la settimana di eventi per l’inaugurazione del Polo Lionello Bonfanti. Altre proposte matureranno nel tempo in risposta alle esigenze degli imprenditori e del territorio, ma soprattutto continuerà da parte della E. di C. Spa lo sforzo di fare del polo una casa capace di accogliere. UNO DEI COSTRUTTORI DI LOPPIANO Lionello Bonfanti, nato a Parma, è profondamente coinvolto, durante la giovinezza, nel dramma della seconda guerra mondiale. Nel 1945 riprende gli studi di giurisprudenza interrotti a causa di una dura esperienza di prigionia, per aver aiutato il movimento partigiano. Si laurea a pieni voti e nel 1953 è il più giovane pretore d’Italia. L’incontro e l’adesione al Movimento dei focolari lo fa approdare a Loppiano negli anni Sessanta, dove lo attende il compito complesso e delicato di corresponsabile della cittadella da poco costituitasi, di cui diventa instancabile costruttore, e che porta avanti con grande dedizione e generosità per quindici anni. Per tutto ciò – a vent’anni dalla sua scomparsa – è parso significativo intitolargli il polo italiano dell’Economia di Comunione.

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