Un piccolo fuoco

Non era una favola. Per quel gruppetto di scout il Vangelo è diventato un libro da vivere.
Due ragazze scout

Eravamo un’allegra compagnia di otto scout, le teste piene di scherzi e di fantasie. Un giorno eravamo indaffarate ad abbellire la stanza in cui c’incontravamo quando Anita, la nostra guida, arrivò con mezz’ora di ritardo: proprio lei che era sempre così puntuale! Alle nostre domande rispose in maniera evasiva. Finché le uscì un misterioso: «Così non si può più andare avanti».
Il nostro incontro finì tristemente, nell’incertezza se ci saremmo più incontrate. Difatti per tre settimane ci fu un grande silenzio. Intanto avevamo saputo che Anita e le altre guide avevano litigato tra loro, e che nessuna di loro voleva più badare a noi: così i nostri sogni più belli di campeggi, gite e tante altre cose andarono in fumo.
Inaspettatamente, un giorno Anita ci chiamò, con nostra grande gioia. Ci accolse con un sorriso. «Sapete – iniziò –, è stato un periodo difficile per me», e ci confidò quello che già sapevamo. Tutto a un tratto cambiò argomento: «Il cappellano, dopo aver riunito le guide, ha raccontato che, durante le vacanze, ha conosciuto delle persone che vivono il Vangelo…».
A questo punto, ci venne da ridere. Ma il Vangelo non era un libro da leggere? E la nostra amica a spiegarci che no, non era una favola, ma qualcosa di serio: si poteva veramente metterlo in pratica. Come? Vivendo una frase per volta per un certo tempo. Questo diventava interessante per noi. Concluse con una proposta: «Volete provare anche voi?». «Proviamo…» rispose per tutte una di noi.
Dopo aver scelto come prima esperienza «amatevi a vicenda», Anita ci spiegò che in ogni nostra compagna dovevamo vedere Gesù stesso; anche in Inge, che disturbava sempre? O in Ursula, che non stava mai ferma ed era la più capricciosa? (Erano le scout che davano più fastidio al resto del gruppo…). D’accordo! E la prossima volta avremmo raccontato come era andata.
Quel giorno Ursula, vivace come sempre, ci tenne a dire subito: «Non è andata sempre bene, spesso mi sono dimenticata di quella frase; però qualche volta ho cercato di amare specialmente la mamma quando mi diceva di fare certi piccoli servizi in casa. Poi ci siamo accorte che Gisella non veniva più all’incontro del gruppo. Per caso era ammalata? Se anche lei era Gesù da amare, dovevamo andare a trovarla. Il giorno dopo l’abbiamo trovata che sfaccendava in cucina al posto della mamma: lei sì che stava tanto male. Ecco un’occasione per mettere in pratica la Parola di vita! Spontaneamente ognuna di noi si è offerta per aiutarla a far da mangiare ai suoi sei fratellini o in casa, e abbiamo fissato un turno giornaliero per ciascuna, così lei ha potuto partecipare nuovamente agli incontri.
«Presto gli altri gruppi si sono accorti che qualcosa era cambiato in noi: “Ma cosa avete? Il vostro stare insieme è ora così bello”. Al che abbiamo cominciato a raccontare… Il nostro gruppetto era diventato come un piccolo fuoco che, ardendo, diffonde calore».

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