Un pianeta assetato

La situazione Tante persone hanno sete nel mondo. E non solo nei paesi aridi e poveri del terzo e quarto mondo. Aumentano i terreni agricoli danneggiati dalla salinizzazione, in India come in Messico, in Cina come negli Stati Uniti. C’è tanto, tantissimo spreco nell’utilizzo dell’acqua e la situazione va peggiorando. La competizione per questa risorsa tra usi domestici, agricoli e industriali è sempre più intensa. Tre sono le criticità: i consumi aumentano, le falde sotterranee vengono sfruttate ad una velocità che ne impedisce il ricostituirsi, l’inquinamento della superficie scende lentamente nel sottosuolo avvelenando le riserve costituitesi in migliaia di anni. Secondo gli esperti, se continuiamo così l’emergenza acqua diventerà devastante e globale nei prossimi decenni, con un forte impatto sulla produzione mondiale di cibo, sulla salute della popolazione e sulla pace nel mondo, visto l’aumento delle contese tra le nazioni per assicurarsi gli scarsi approvvigionamenti idrici. Le terapie La complessità del problema è tale da far temere anche ai più ottimisti che non ci sia soluzione possibile. Volendo semplificare, sul cosa fare due filosofie si scontrano in questo momento. Da una parte si tende a considerare l’acqua come un bisogno, quindi come una qualsiasi altra merce, con un prezzo e una disponibilità soggetta alle leggi del libero mercato all’interno e tra le nazioni, l’unico in grado di assicurare nel futuro una efficace gestione, e quindi disponibilità, di questo bene prezioso. Dall’altra parte invece si afferma che l’acqua è un diritto che deve essere garantito a tutti indipendentemente dalla possibilità di acquistarlo. Quindi lotta alla privatizzazione delle risorse idriche e alle multinazionali che, con la complicità di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale (Fmi), tentano di prendere il controllo delle risorse idriche di tanti stati. Locale/Globale Uno slogan di qualche anno fa diceva: “Pensare globalmente, agire localmente “. Non basta più, ormai è venuto il momento di agire a tutti i livelli, di cambiare anche il funzionamento a livello globale. Per questo non vanno buttati i pochi organismi internazionali di coordinamento che abbiamo, anche se nei decenni passati hanno combinato molti guai. Il ragionamento è semplice: il mercato, ormai è chiaro a tutti, funziona bene solo quando opera all’interno di un sistema di regole e valori fatti rispettare da una autorità nazionale o, come nel caso dell’Europa, sovranazionale. A livello pianeta le scelte sono di una enorme complessità e nessuno ha una bacchetta ma- gica, specialmente per un problema come quello dell’acqua; e attualmente non esiste un’autorità internazionale, un governo mondiale capace di regolare l’attività di stati e multinazionali, cercando l’interesse comune. Sono in corso tentativi di riforma di Banca mondiale e Fmi, per renderli più efficaci, trasparenti e meno legati a motivazioni ideologiche negli interventi; questi tentativi vanno sostenuti e incoraggiati. L’obiettivo finale urgente, però, è arrivare ad una autorità mondiale, federale o altro che sia, possibilmente elettiva, in grado di agire a livello globale con politiche a medio/lungo termine per il bene comune. I numeri della sete Morti ogni anno per mancanza di acqua potabile: 5 milioni. Persone che non hanno accesso ad acqua potabile sicura: 1,2 miliardi. Abitanti con problemi dovuti alla scarsezza di acqua: 400 milioni nel 2000, 3 miliardi nel 2025. Ettari di terreno distrutti dalla salinizzazione: 11 milioni in Cina, 5,2 milioni negli Stati Uniti. Minimo vitale (per bere ed igiene) di acqua al giorno per persona: 5 litri. Corretto fabbisogno giornaliero personale di acqua per bere e igiene secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità): 30 litri. Consumo medio: in Europa 200 litri al giorno a persona, negli Usa oltre 500. Utili annuali dell’industria dell’acqua: 40 per cento di quelli del settore petrolifero. In crescita. Vasche rubinetti e bacinelle anch’io posso… Per dare un contributo, nel nostro “piccolo” quotidiano, al grande problema acqua, può bastare del sano buon senso, buona volontà e qualche accorgimento.Vediamone alcuni; sono piccoli, ma sommati fanno migliaia di litri risparmiati all’anno. In bagno – Riparare subito le piccole perdite di acqua. – Riempire a metà la vasca per il bagno, tanto basta lo stesso. – Fare la doccia per non più di 5 minuti; sono sufficienti per lavarsi con cura corpo e capelli. – Sciacquare la lametta da barba nel lavandino riempito, anziché sotto l’acqua corrente. – Chiudere il rubinetto mentre ci spazzoliamo i denti e riaprirlo al momento di sciacquare la bocca. – Preferire rubinetti con portata non eccessiva. – Applicare nel bagno “cassette a doppio comando”, o col pulsante di stop, che permettono di dosare lo scarico dell’acqua secondo necessità. – Abbassare la temperatura dell’acqua calda nella caldaia a gas. In cucina – Lavare i piatti nel lavello riempito di acqua, usando l’acqua corrente solo per il risciacquo. – Usare la lavastoviglie solo a pieno carico e con programmi brevi che sono più efficaci di quanto si pensi e consumano meno acqua. – Lavare la verdura in una bacinella, aiutandosi con uno spazzolino per togliere i residui terrosi e non con il getto e poi bagnare le piante con l’acqua della bacinella. In giardino – Annaffiare nelle ore fresche della mattina o della sera, per ridurre l’evaporazione. – Non tagliare il prato troppo corto per evitare evaporazione. – Se possibile, piantare piante “locali” che sono più adatte alle precipitazioni naturali del luogo. – Usare sistemi di irrigazione a goccia, o il vecchio annaffiatoio al posto del tubo. Il piano dell’uomo Le strutture e gli organismi nazionali e internazionali sono essenziali, se funzionano bene, per intervenire e risolvere i problemi.Ma ancora più essenziali sono gli uomini che le compongono e le guidano. A loro, che devono di volta in volta scegliere le priorità e gli interventi da attuare, dedico questa frase di Piero Pasolini, scienziato e giornalista: “Inutile cercare di risolvere i problemi umani se non si ricerca la soluzione sul vero piano dell’uomo che non è un animale da allevamento, razionale finché si vuole, ma è figlio di Dio”.

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