Un pastore alla guida della Cei

Il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana ha un profilo pastorale, di vicinanza con la gente e con gli ultimi. Romagnolo, è nei fatti un figlio della grande Chiesa fiorentina di Benelli e Piovanelli
Card. Bassetti (foto ANSA)

Il cardinale Gualtiero Bassetti è dunque il nuovo presidente della Cei. L’arcivescovo di Perugia che sostituisce Angelo Bagnasco è indubbiamente un uomo mite, un vescovo di periferia, essenzialmente, un pastore. Il prototipo del sacerdote con “l’odore delle pecore” voluto da Francesco e che incarna, alla perfezione, quella “rivoluzione della tenerezza” tante volte evocata dal papa.

È proprio Bergoglio che lo nomina, infatti, sul finire del 2013, membro della Congregazione per i vescovi e per il clero, e poi, nel febbraio del 2014, lo eleva a cardinale. Il rapporto con il pontefice continua anche negli anni successivi. Francesco lo sceglie come membro del sinodo dei vescovi del 2015 e poi gli attribuisce il compito di scrivere le meditazioni per la via crucis del 2016.

Gualtiero Bassetti è nato in Romagna, a Marradi, il 7 aprile 1942, nel paese che ha dato i natali a Dino Campana, ma Firenze è senza dubbio la sua città d’elezione.

Come lui stesso ha riconosciuto, è un figlio spirituale della Chiesa fiorentina. Di quella Chiesa “di popolo” di cui hanno fatto parte il cardinal Elia Dalla Costa e mons. Facibeni, Giorgio La Pira e don Milani, Divo Barsotti e Giuliano Agresti. Nel capoluogo toscano è stato rettore dei seminari minore e maggiore per 20 anni e vicario generale della diocesi nel 1992. Centrali, in queste due esperienze, sono state le figure di due cardinali che possono essere considerate come suoi “maestri”: Giovanni Benelli e Silvano Piovanelli.

«Essere cristiani senza gioia non è possibile. Vivere da cristiani senza carità è una sciagura». Così scrive nel 2015 nell’introduzione del suo libro, La gioia della carità, che raccoglie venti anni di interventi pubblici da vescovo. L’attenzione verso gli ultimi caratterizza da sempre la sua missione pastorale. Una socialità a 360 gradi: i minatori e i lavoratori delle acciaierie di Piombino, le famiglie in difficoltà dell’Umbria ma anche i bambini non nati e la difesa della cultura della vita.

Impegnato a livello culturale, ha promosso molti eventi tra cui va ricordato il convegno internazionale dal titolo: “Custodire l’umanità. Verso le periferie esistenziali” (Assisi-Santa Maria degli Angeli, 29-30 novembre 2013). Dal 2012 è editorialista de L’Osservatore Romano e dal 2017 è uno dei curatori della rubrica Dialoghi dell’edizione settimanale in lingua italiana del quotidiano della Santa Sede.

Da queste colonne è continuato imperterrito il suo impegno verso gli ultimi e il suo messaggio di speranza. Nel luglio 2016, di fronte alle violenze degli attentati terroristici, ha prima ricordato le parole profetiche di Madre Teresa di Calcutta e di Giovanni Paolo II e poi ha concluso: «Anche se il presente assume le sembianze fosche degli attentati terroristici o dei ritratti sfigurati dei rifugiati che fuggono dalle loro case, occorre avere la fede e il coraggio di non aver paura del futuro. Perché chi ha paura non ha futuro».

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