Un passo avanti nell’amore

La scelta di Gesù abbandonato in Chiara Lubich. Un saggio di Florence Gillet.
Un passo avanti nell'amore

Scegliere il dolore è impossibile, è aberrante, è, per la psicologia, una patologia, una nevrosi. Scegliere di trovare un senso al dolore, di affrontarlo con coraggio, con realismo, con lucidità e serenità, è una possibilità autentica, forse una delle più specifiche, della nostra condizione umana.

Interpretare ciò che ci succede, ciò che avviene di bello e piacevole nel nostro corpo, nell’ambiente che ci circonda, negli altri, nel rapporto con loro e dargli un significato è già cosa non facile; ma fare la stessa operazione con ciò che ci contrasta, che ci porta dolore interiore e fisico, è un compito davanti a cui molti si ritirano in un sordo silenzio di sfida o in una passiva accettazione senza speranza.

Siamo fatti per la felicità, in molti ci ripetono, ma le contraddizioni ci assediano ed i dolori d’ogni genere, fisico, psicologico, relazionale, ci vengono incontro all’improvviso senza preavviso e ci abitano continuamente.

Il piccolo testo di Florence Gillet, La scelta di Gesù abbandonato, pubblicato da Città Nuova, che pare innocuo solo a chi lo prendesse per un breviario di devozione, rilegge, con chiarezza e una scrittura aperta e semplice, questi nodi della nostra vita, lasciandoli in filigrana, con l’occhio di chi ha fatto sua la spiritualità nata dal carisma di Chiara Lubich.

La fede e l’amore sono parole che in questo testo si inseguono così come si sono inseguite nella vita e nel pensiero della Lubich. Questa “scelta”, radice della fede e dell’amore che l’hanno animata, ora eredità per tutta l’umanità, è studiata come una interpretazione esistenziale ed ecclesiale della Rivelazione cristiana che ha conseguenze significative sul sentire ed agire quotidiano.

 

Il testo ci consente una immersione nell’amore di Chiara per Gesù abbandonato, evidenziandone i momenti esperienziali della scoperta e la dinamica etica a cui ha dato vita, ma anche il rapporto tra fede e conoscenza che deriva dalla presa di coscienza che «Gesù abbandonato è Gesù». Una espressione che ritorna alla radice dell’annuncio pasquale: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È Risorto!» (Mc 16,6). L’abbandonato-risorto ha assunto il dolore, tutto in lui è già redento e noi nella fede come amore possiamo aprirci alla speranza.

La seconda parte sviscera il modo di relazionarsi dell’uomo al mistero pasquale guardando ad alcune pagine di san Paolo e del quarto Vangelo. Approfondisce infine l’atto di fede collocandolo nel quadro della prassi dell’amore, e nel quadro della riflessione sul rapporto tra rivelazione e conoscenza.

La verità di Gesù abbandonato appare non più solo oggetto di fede, ma di amore, di immedesimazione con lui. Il dolore, non amabile, è letto come assunto da lui per amore nostro, le contraddizioni personali e collettive trovano un significato perché, come dice un bel testo di Chiara, «ci basta vederci un po’ simili a Te».

La domanda di Gesù – «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8) – resta a conclusione del testo come monito a non illudersi di poter semplificare tutto in un atto devozionale e come invito a far sempre nuovo spazio alla sua presenza di abbandonato-risorto in noi e tra noi. Ci spinge così a fare sempre un passo avanti nell’amore.

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