Un negozio misterioso

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l signor Oscar si alzò presto, come tutte le mattine; si lavò, indossò un bel completo grigio chiaro, poi tirò fuori dall’armadietto del bagno una minuscola lucidatrice, inserì la spina nella presa della corrente, quindi si passò più volte, con molta cura, la lucidatrice sulla testa… e non c’è niente da ridere perché il signor Oscar compiva ogni mattina quell’operazione con molta serietà: la sua era, infatti, la testa più pelata e più lucida di tutta la città e lui la portava in giro con molta fierezza. Per darvi un’idea di quanto fosse lucida, vi dirò che era lucida come quelle belle mele rosse che si vedono nelle ceste dei fruttivendoli, o come un paio di scarpe nuove o… sì, questo rende meglio l’idea: era lucida come uno specchio. Anche quella mattina, quando ebbe finito di prepararsi, il signor Oscar uscì di casa e si avviò verso il suo negozio. Adesso devo pur descrivervi questo negozio e qui mi trovo veramente in difficoltà perché, nella vetrina del negozio, non c’era mai niente: i vetri erano sempre splendenti, il ripiano ben spolverato, ma di merce non se ne vedeva proprio. La porta del negozio era rossa e su di essa spiccava una bella targa d’ottone che il signor Oscar lucidava tutte le mattine. Sopra c’era scritto: NEGOZIO e questo non aiutava granché. Era logico quindi che chi si fermava davanti alla vetrina desiderasse entrare nel negozio, per vedere cosa ci fosse dentro. E, non appena si varcava la bella porta rossa, non si rimaneva neppure molto sorpresi vedendo che, dentro, non c’era niente: solo un banco rosso, dietro al quale stava seduto il signor Oscar. Quello che I lasciava sconcertati era invece la domanda che ci si sentiva rivolgere: Cosa desidera?. Ditemi voi: cosa si poteva mai desiderare in un negozio in cui non c’era niente? Il cliente si guardava attorno, perplesso:Magari potrei comperare un po’ di polvere o una mosca, pensava, tanto per poter dire qualcosa, ma nel negozio del signor Oscar non c’era in giro neanche un filo di polvere e nessuna mosca volava nell’aria. Dopo un po’, però, il cliente sentiva un fortissimo desiderio che non osava esprimere, perché si trattava di qualcosa di veramente strano. Ma più i minuti passavano, più quel desiderio si intensificava e alla fine, imbarazzatissimo, il cliente diceva: Io desidererei… desidererei… specchiarmi nella sua testa. Chi non si mostrava per niente imbarazzato e stupito era il signor Oscar che rispondeva, affabilmente: Prego, faccia pure. Anzi, vi confiderò una cosa: io ho sempre avuto il sospetto che il signor Oscar fosse lì apposta ad aspettare quella domanda perché, quando entrava un bambino, aveva già pronto uno sgabello. Un pomeriggio, capitarono nel negozio tre fratellini: Claudio, Monica e Davide. Erano entrati sperando di trovare qualche idea originale per il compleanno del papà, ma dopo essersi guardati inutilmente intorno per alcuni minuti, finirono anche loro per dire: Vorremmo specchiarci nella sua testa. Con naturalezza, il signor Oscar fece salire Monica sullo sgabello. La bambina fissò attentamente la testa lucida sulla quale, proprio come sulla superficie di uno specchio, era comparsa una signo- ra che stava tirando fuori dal forno una profumatissima crostata di fragole, perché era l’ora della merenda dei suoi bambini. Dopo la merenda, li aiutò a svolgere i compiti, con pazienza, dolcezza e un pizzico di severità e alla fine si mise a giocare con loro, sul tappeto. Monica scese dallo sgabello entusiasta: Anch’io da grande voglio essere una mamma così! Una mamma che ha tanto tempo per i suoi bambini. Dopo di lei, salì sullo sgabello Claudio, il quale vide riflesso nella testa del signor Oscar un bel giovanotto biondo, in divisa da aviatore. Il piccolo aereo sul quale salì portava scritto, sulla fiancata, un nome che era anche un prog r a m m a : BONTÀ. E infatti compiva dei viaggi del tutto speciali: trasportava gratuitamente le persone tristi a fare il giro del mondo, lasciava cadere pacchi pieni di fiori sulle città grigie, portava nei paesi caldi quelle rondini che erano troppo stanche per poter migrare. Un aereo così mi piacerebbe proprio pilotarlo! disse Claudio. Quando Davide, infine, si specchiò nella testa del signor Oscar vide un giornalista che stava scrivendo un articolo sul suo computer. Il bambino lesse attentamente: Sospesa la guerra perché i fucili si sono messi a sparare panna montata.Tutti i soldati hanno fatto indigestione . Poi il giornalista passò a un’altra notizia: Scoperta una nuova medicina che permette di guarire la solitudine. Si chiama Amicizia. E infine scrisse: Le bugie annunciano uno sciopero generale. Da domani, ci sarà in giro solo la verità. Questo è il giornale che vorrei scrivere! disse Davide, quando le immagini furono scomparse. Il signor Oscar guardò i bambini sorridendo, poi disse a Monica: Quella signora sei proprio tu, quando sarai grande. E così pure il pilota di aerei, disse a Claudio. E il giornalista disse infine a Davide.Allora ecco di che cosa erano pieni il negozio e la testa del signor Oscar: di tutti i sogni buoni dei grandi e dei bambini! (Anche i grandi hanno dei sogni? Sì, e quando non ne hanno più, allora la faccenda è proprio brutta). I sogni buoni – spiegò ancora il signor Oscar – vanno coltivati. Per questo ecco qui due bottigliette (e così dicendo le tirò fuori dal cassetto del banco): la bottiglietta verde è piena di speranza, quella rosa è piena di pazienza. Dovete prenderne una goccia al giorno e sogni diventeranno realtà. Il signor Oscar accompagnò i bambini alla porta perché era ormai ora di chiudere il negozio. Quando si avviò verso casa la sua testa lucida spiccava al di sopra delle teste degli altri passanti. Monica, Davide e Claudio lo guardarono allontanarsi e strinsero forte le loro bottigliette, ripetendo le parole del signor Oscar: I sogni diventeranno realtà. Basta innaffiarli ogni giorno, con una goccia di speranza e una di pazienza .

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