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Mondo > niger

Un missionario rapito fa sempre notizia

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Il rapimento di padre Pierluigi Maccalli, impegnato in progetti di promozione sociale, in un quadrante decisivo del continente africano dove aumentano i rischi di esplosione sociale, politica e militare

Società Missioni Africane

Così l’Agenzia Fides: «Nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 settembre, è stato rapito da presunti jihadisti attivi nella zona, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (Sma)». Lo dice padre Mauro Armanino, un altro missionario Sma a Niamey. «Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e dal Burkina Faso», aggiunge padre Mauro. Anche se si resta assai prudenti sulle ragioni del sequestro, che potrebbe anche trovare il suo motivo nel lavoro di sensibilizzazione di padre Maccalli avviato con le popolazioni locali per affrontare temi spinosi delle tradizioni ancestrali, come la circoncisione e l’escissione. La prudenza resta obbligata.

Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già in Costa d’Avorio, vive nella parrocchia di Bomoanga, nel territorio della diocesi di Niamey, a Sud-Ovest della capitale del Niger, alla frontiera con il Burkina Faso.

La missione Sma è presente dagli anni ’90 con un’irradiazione in una dozzina di villaggi nel raggio di una sessantina di chilometri. La parrocchia ha avviato da tempo un programma di impegno per la promozione umana e lo sviluppo attraverso le sue “cellule di base” chiamate Csd (Comité de Solidarité et Developpement). «La povertà è strutturale – conclude Fides –, i problemi di salute e igiene sono enormi, l’analfabetismo diffuso e la carenza di acqua e di strutture scolastiche ingenti. La mancanza di strade e di altre vie di comunicazione, anche telefoniche rendono la zona isolata e dimenticata».

Avevo salutato il sempre sorridente padre Maccalli nello scorso giugno, in occasione delle cresime della diocesi, avvenute quest’anno centralizzate nella cattedrale di Niamey, con una cerimonia presieduta, sotto sorveglianza della polizia va detto, dal coraggioso mons. Laurent Djalwana Lompo, giovane vescovo della diocesi e aperto sostenitore del dialogo interreligioso e della necessità dell’impegno sociale della Chiesa cattolica.

Un uomo, padre Maccalli, mite e forte, come il suo confratello Mauro Armanino, noto da noi per una seguitissima e provocatoria rubrica su Avvenire.

Pur senza fare illazioni sulle cause del sequestro, non si può non constatare la progressiva crescita nel Paese di un clima di insicurezza e precarietà che ha ragioni multiple: la nascita di bande di delinquenti, che talvolta si fanno chiamare “terroristi jihadisti” pur non essendolo; il flusso di mercenari jihadisti dal quadrante mediorientale; la crescita, soprattutto a Sud alla frontiera con la Nigeria della presenza sempre più invadente di Boko Haram.

Iflussi migratori verso la Libia e l’Algeria (e quindi verso la Sicilia) di decine di migliaia di migranti provenienti dall’Africa subsahariana, che debbono passare per Agadez e che hanno creato una “classe delinquenziale” di “passatori” che non sono altro che macellai, mercanti di carne; la presenza di contingenti militari francesi e statunitensi, con qualche elemento anche italiano (il governo Gentiloni aveva pensato di inviarne 450, ma l’opposizione francese e del governo nigerino è stata forte), che si sono trovati a combattere il terrorismo jihadista nel Sahara ma che poco alla volta sono stati “dirottati” al controllo delle migrazioni; un’economia che, con l’arrivo di fondi occidentali dedicati alla sicurezza, spesso distolti dai fondi per la cooperazione, ha in parte abbandonato la sua vocazione agricola per rivolgersi al “servizio” di tali contingenti.

L’arrivo di jihadisti “di ritorno” da Mali e Burkina Faso (proprio nella regione dove è stato rapito padre Maccalli), respinti dalle muscolose operazioni antiterrorismo delle forze francesi e degli eserciti locali; dalla povertà endemica, ulteriormente incrementata da un neo-colonialismo (lo sfruttamento francese delle miniere di uranio nigerine è da manuale) che corrode e corrompe le strutture politiche dei Paesi della regione…

Come ci si può sorprendere, allora, che un inerme missionario italiano che si occupa di poveri e che si occupa di una piccola comunità cattolica persa nella campagna venga rapito?

Già il 16 e il 17 gennaio del 2015 il 70 per cento delle Chiese cattoliche erano state bruciate e saccheggiate da un’oscura manovra sobillata da jihadisti stranieri in un clima di forte opposizione al corrotto presidente della Repubblica nigerina. Da allora, nonostante i notevoli sforzi della comunità cattolica e della struttura islamica tradizionale del Paese, i rischi di esplosione sociale, politica e militare del Paese sono aumentati esponenzialmente.

 

 

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