Un mese con Chiara Lubich

Diversi gli appuntamenti nella capitale per ricordare la fondatrice dei Focolari a due anni dalla morte.
Campidoglio
Non si può esaurire in qualche celebrazione il ricordo di una vita spesa per concorrere a realizzare l’unità della famiglia umana, ma se ne può focalizzare qualche tratto. Così è avvenuto nelle innumerevoli manifestazioni che il 14 marzo hanno voluto ricordare Chiara Lubich nel secondo anniversario della sua partenza per il Cielo.

E così è avvenuto anche a Roma, che per l’occasione ha messo in programma una serie di avvenimenti che si protrarranno fino al 15 di aprile quando, presso il teatro Palladium, si svolgerà una tavola rotonda moderata da mons. Piero Coda, cui parteciperanno esponenti del mondo della cultura e del giornalismo. L’appuntamento – dal titoli “La cultura come dialogo” – è promosso da Città Nuova editrice nell’anno in cui celebra il cinquantesimo della nascita. Al dibattito seguirà un momento più artistico.

 

Ma torniamo a quello che è già successo. Il 13 marzo, un appuntamento di carattere religioso: nella basilica di San Giovanni in Laterano, gremita di oltre duemila persone, mons. Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura presiede la messa animata dal Gen Verde. Tra gli oltre 50 concelebranti due arcivescovi thailandesi, rappresentanti di Schönstatt, Comunione e liberazione e Opus dei: mons. Massimo Camisasca e il rettore della Pontificia università della Santa Croce, mons. Luis Romera.

Nell’omelia, riferendosi alle scritture ascoltate, mons. Ravasi sottolinea come «sapienza e unità sono state la sostanza dell’esistenza di Chiara Lubich; anche per noi esse sono la grande fiamma che impedisce che la tenebra dell’incertezza, del dubbio, della superficialità, del vuoto abbia in qualche modo a prevaricare».

 

Più e meglio per Roma

Il pomeriggio del 14 marzo, Chiara “torna” in Campidoglio. Vi aveva ricevuto la cittadinanza onoraria nel giorno del suo ottantesimo compleanno, il 22 gennaio 2000 e, a nome del Movimento dei focolari presente nell’Urbe, si era impegnata a lavorare «più e meglio» per Roma, il cui nome «letto al rovescio, suona Amor». Personalità religiose e politiche, numerosi romani allora presenti e tanti altri che nel frattempo sono stati coinvolti in questo impegno sono tornati in quell’aula Giulio Cesare e nelle sale attigue. Tanti portano la vita, la fatica, le gioie di un percorso teso a ravvivare il tessuto sociale nelle trame di una grande città dove l’anonimato e l’indifferenza rischiano di prendere il sopravvento. 

Testimoni locali ed altri venuti da lontano (Stati Uniti, Africa, Brasile) raccontano di momenti fondanti vissuti con Chiara ad ogni latitudine. Tappe che hanno cambiato la loro vita e quella di tanti, di popoli. «Il patto stipulato nella moschea di Harlem fra cristiani e musulmani non morirà mai – afferma l’imam Pasha di New York –; esso ha cambiato il mondo e ha reso l’America migliore». Nonostante le Torri gemelle, la fraternità si è fatta strada.

«Anche se Chiara non c’è più, il suo messaggio continua dentro di noi», sostiene Rajvinder, una giovane indiana sikh, da 15 anni in Italia.

«Non una commemorazione, ma una celebrazione, perché si commemora qualcuno che ci ha lasciato; ma noi vogliamo celebrare una vita che continua per beneficare l’umanità». Nel saluto iniziale della presidente dei Focolari, Maria Voce, il senso della manifestazione capitolina.

Lo conferma l’on. Rutelli, sindaco di Roma all’epoca del conferimento della cittadinanza: «Questa nostra cittadina c’è e continua ad operare in questa nostra città».

 

Religiosi all’Urbaniana 

Quattrocento religiosi di circa 35 congregazioni si sono trovati il 20 marzo presso la Pontificia università Urbaniana per una riflessione comune sul ruolo dei carismi, «doni ma anche risposte ai problemi del tempo che lavorano in sinergia con tutti gli altri doni della Chiesa», come afferma  Jesùs Moràn, docente di teologia e membro del Centro studi del Movimento dei focolari.  

Un’ulteriore occasione in cui si sono intrecciate riflessione e vita con le testimonianze di vari consacrati, nei più diversi contesti sociali. Ne è emerso un nuovo stile di vita in grado di ridonare energie nuove non solo alla propria scelta vocazionale, ma all’intera comunità.

A conclusione, Chiara Lubich attraverso alcune sue risposte video, ha sottolineato che «è l’amore a creare comunione, assemblea, sapienza, unità» ed è questo il contributo che carismi antichi e nuovi debbono ricordare all’umanità.

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