Un lavoro piovuto dal cielo

Dalla Puglia al Canada, Toronto. Dopo aver frequentato un corso d’inglese, ero in cerca di un lavoro. Non facendo certo calcolo sulla mia laurea in legge conseguita in Italia, ero disposto a fare anche il cameriere. Soprattutto confidavo in Dio: per mettere lui al primo posto, infatti, avevo lasciato la mia patria. Normalmente in Canada un immigrato (ma spesso ciò vale anche per un canadese) deve sottoporsi a molti colloqui di lavoro, oppure passare per tanti lavori sottopagati e non qualificati prima di trovarne uno soddisfacente. A Toronto le catene di montaggio delle fabbriche e le cucine dei ristoranti sono piene di medici, ingegneri ed altri professionisti immigrati dai più vari paesi. Invece due settimane dopo, inaspettatamente, sono stato convocato per un colloquio di lavoro dal titolare di uno studio legale. La presenza a Toronto di circa mezzo milione di italiani rendeva necessario un tale tipo di servizio professionale, cosa di cui ero totalmente all’oscuro. Così mi sono trovato dietro la scrivania di un ufficio legale a disposizione di chi aveva bisogno delle mie conoscenze della legge italiana. Proprio il lavoro adatto, come piovuto letteralmente dal cielo! Attilio – Canada Operato all’intestino, e permanendo le sue condizioni gravi, don Gennaro accetta ad agosto il mio invito a riposarsi qualche giorno in montagna, al fresco. Giunge imprevisto, negli stessi giorni, un altro sacerdote del nordeuropa con grossi problemi causati da stress pastorale, visibilmente provato. Desidera essere ascoltato e lo faccio soprattutto dopo cena, passeggiando fino a tardi. Uso ogni attenzione per essere vuoto di me, dei miei pensieri, per non dare i soliti suggerimenti di chi sta bene, affinché poco alla volta riacquisti fiducia e si senta amato, anche se il problema permane. L’indomani racconto le nostre conversazioni della sera a don Gennaro, col quale è iniziata una gara d’amore scambievole: in quei giorni la cuoca è in ferie e dobbiamo anche prepararci il pranzo da soli, cercando di tener conto della salute, dei gusti, dell’età, della sensibilità” Mai celebrate messe così intense, raccolte, come in quei giorni con un sacerdote che offre le sue sofferenze anche per l’altro, che quando raramente partecipa, non si sente nemmeno di fare la comunione. Eppure la nostra fiducia in Dio non viene meno. Ci diciamo: noi facciamo la nostra parte, Lui farà tutto. Aggravatosi, don Gennaro muore il 1° dicembre: Nei suoi ultimi appunti trovo: “Tutto per Te” Grazie, solo grazie per sempre”. Il sacerdote in crisi lentamente si riprende e, una sera, imprevedibilmente, si offre: “Questa sera posso celebrarla io la messa, se vuoi”. Mi sembra una vittoria dell’amore. L’Eucaristia ritrova un suo ministro, la chiesa può contare ancora su un prete, ora missionario in Africa. Don Dante – Veroli

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