Un lancio in diretta

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Nel poligono di lancio di Kourou nella Guayana francese, sulla costa nord dell’America meridionale, il grande razzo europeo Ariane 5 è pronto per il lancio. A bordo, il prezioso satellite Envisat attende di essere messo in orbita per iniziare la sua missione nello spazio. Nella sala di controllo l’aria condizionata consente di non soffrire per il clima caldo umido dell’ex colonia penale, ma i tecnici sono lo stesso leggermente sudati: il conteggio alla rovescia che precede l’accensione dei motori e la partenza sta scandendo gli ultimi sette minuti. Ma non solo nella Guayana equatoriale francese si trattiene il fiato. Vicino Roma, a Frascati, sede italiana dell’Agenzia spaziale europea (Esa), sono le due di notte, eppure più di cento persone stanno per seguire in diretta l’evento sui grandi schermi collegati con il poligono di lancio. Tra gli invitati ci sono anche alcuni ragazzi… a volte succede, che l’avventura bussi, inaspettata, alla porta di casa ! Tutto è iniziato verso le 23,30 del 28 febbraio 2002, quando si sono aperte le porte del centro spaziale. L’accoglienza da parte della dott.ssa Attolico dell’Esa è stata calda e professionale allo stesso tempo: spiega loro i particolari dell’evento di questa sera, li porta a visitare il proprio ufficio per un momento di ambientamento, li accompagna al banco degli ospiti dove ricevono ognuno poster, magliette e documentazione sul satellite. Il rigoroso programma della serata a questo punto prevede una… specie di festa: nella sala mensa del centro è stato allestito un buffet, rallegrato da un complesso di musica sudamericana. Le signore sono eleganti, l’atmosfera è frizzante e se non si balla poco ci manca. Ben presto però arriva l’ora dei collegamenti e tutto si fa più professionale: sono le 24,30 e ci si trasferisce nella grande sala con gli schermi. Iniziano i collegamenti con i centri dell’Esa nel mondo e con la Guayana; i discorsi ufficiali da parte dei responsabili del progetto sono naturalmente… in inglese! Passato il primo impatto, i ragazzi se la cavano bene e riescono a seguire le spiegazioni sulle caratteristiche del progetto, il costo, lo sforzo di anni di preparazione, la trepidazione per questo lancio che, in caso di fallimento, distruggerebbe il lavoro di tanti anni forse irreparabilmente. Il satellite, frutto di una vasta cooperazione internazionale, dovrà prendersi cura del pianeta Terra (vedi riquadro). Ma siamo ormai al momento cruciale: il lancio. Nella grande sala del centro spaziale di Frascati non vola una mosca: tutti gli occhi sono puntati sulla sagoma del razzo e sul contatore che scorre veloce gli ultimi secondi. Una fiammata, un momento che sembra interminabile in cui tra i fumi si vede il razzo sempre immobile, infine prima lentamente poi con sicurezza, in mezzo al ruggito dei motori, il razzo si stacca da terra e comincia ad innalzarsi nel terso cielo equatoriale. Pochi minuti ancora e i due razzi laterali si sganciano dopo aver esaurito il proprio combustibile. È fatta. Si allenta la tensione, le persone ricominciano a parlare, commentando quanto appena visto. Sui volti stanchi dei progettisti si disegna un sorriso. Ancora qualche ora per essere sicuri che il satellite si inserisca nell’orbita corretta, ma nessuno ha più dubbi: il lancio è stato un successo, la missione parte nel migliore dei modi. Qualcuno è commosso, qualcun altro mormora: “stupendo”. Uscendo nella notte, a destra spicca la grande sagoma dell’antenna che riceverà i dati inviati dal satellite: sopra le teste il cielo è stellato come non mai. Uno di questi ragazzi alza lo sguardo verso l’alto: forse sta cercando di intravedere, tra le costellazioni, la scia d’argento della Stazione spaziale internazionale (Ssi), il laboratorio scientifico orbitante, vero gioiello della ricerca e dell’industria aerospaziale, che si sta costruendo nello spazio con la collaborazione di tutte le nazioni. Chissà, forse tra qualche anno l’avventura busserà di nuovo alla porta di uno di loro servono astronauti che abbiano voglia di veder le stelle. Envisat e l’ESA Envisat, da environment satellite, il più complesso satellite di monitoraggio ambientale mai lanciato, si prenderà cura della Terra, osservandola e tenendola sotto controllo da tutti i punti di vista con una serie di sofisticati strumenti che forniranno una serie di dati di quantità e qualità senza paragoni, di vitale importanza nei prossimi quindici anni per la politica mondiale, l’economia e la protezione civile. Il satellite, tra l’altro, studierà gli effetti dell’anidride carbonica sul riscaldamento globale, terrà sotto controllo i cambiamenti nel livello della superficie marina in centimetri, visualizzerà i colori dell’oceano in dieci lunghezze d’onda, la temperatura di superficie del mare, lo stato delle foreste, gli incendi, il livello dell’inquinamento, i versamenti di petrolio ecc. Un esperto ha commentato: probabilmente i nostri figli erediteranno un caos ambientale, ma Envisat fornirà loro i dati accurati che servono per studiare le possibili soluzioni. Per sfruttare al meglio l’enorme flusso di dati trasmesso da Envisat durante la sua vita, gli scienziati hanno preparato uno straordinario e innovativo strumento di lavoro: Grid, un sistema integrato che sfrutta la potenza di elaborazione di tutti i computer collegati alla rete, per incrementare enormemente la capacità di ogni singola macchina. Il ritorno dell’Italia Ce ne eravamo dimenticati, ma anche l’Italia ha la sua base spaziale che, dopo un periodo di attività in tono minore, sembra riprenderà presto i lanci. Il poligono, rinominato “Broglio Space Center” dal nome del suo fondatore, è ottimamente posizionato all’equatore sulla costa del Kenya, di fronte all’Oceano Indiano. La notizia del rilancio delle attività spaziali ha già suscitato l’interesse di molti paesi. Ce ne eravamo dimenticati, ma anche l’Italia ha la sua base spaziale che, dopo un periodo di attività in tono minore, sembra riprenderà presto i lanci. Il poligono, rinominato “Broglio Space Center” dal nome del suo fondatore, è ottimamente posizionato all’equatore sulla costa del Kenya, di fronte all’Oceano Indiano. La notizia del rilancio delle attività spaziali ha già suscitato l’interesse di molti paesi.

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