Un incontro memorabile

La recente visita di Benedetto XVI in Turchia mi ha fatto ricordare una mia esperienza che vorrei raccontare. Ero regista in Rai dal 1957, ma solo nel 1962 ero stato assunto a tempo indeterminato. Si avvicinava il periodo pasquale e mi fu annunciato che sarei andato ad Istanbul per filmare tre documentari sul patriarca Athenagoras I. Mi avevano avvertito che i cristiani non potevano fare proselitismo e che la discrezione era doverosa. Arrivammo verso l’ora di pranzo. Ci fermammo al primo posto di ristoro locale e ci servirono una porzione di montone cotto alla fiamma di una bombola a gas. L’effetto fu deleterio e, per i seguenti quattro giorni, ci disintossicammo nutrendoci di yogurt. Partendo, avevo saputo che un religioso conosciuto nel 1959 a Fiera di Primiero era parroco della chiesa di Sant’Antonio. Appe-na ebbi un’ora libera, andai a trovarlo. L’incontro con padre Nazareno fu assai piacevole: il tempo passato e la lontananza non avevano affievolito l’amicizia stabilita nella Mariapoli delle Dolomiti. Mi chiese notizie del Movimento dei focolari, di Chiara Lubich, e parlammo della comunità ormai diffusa in tutti i continenti. Poi fui preso dal lavoro che fu ricco di emozioni: Athenagoras ci abbracciò fraternamente poiché venivamo da Roma e ci accolse nel Fanar, la sua sede patriarcale, presentandoci ai metropoliti suoi collaboratori. Le riprese si svolgevano prevalentemente nel suo studio, ma l’elettricista, cercando una presa di corrente supplementare, entrò inavvertitamente nella camera personale del patriarca. Rimase edificato scoprendo che l’unico mobilio esistente era assai sobrio: una branda ed una sedia che fungeva da comodino. Il Venerdì Santo Athenagoras ci invitò a pranzare coi suoi metropoliti, ma solo io aderii all’invito, poiché la troupe temeva le venisse offerto un pranzo troppo frugale. Il che avvenne, ma valeva la pena di accettarlo in quella atmosfera giustamente pre-pasquale. Molti altri episodi significativi segnarono quel soggiorno, come la visita alla Moschea Blu, indimenticabile per la sua armonia di colori. Lì sotto la grande cupola, i fedeli sentono i n combere, misericordiosa, la mano potente di Dio e viene istintivo pregare. Il giorno di Pasqua, nella chiesa del Patriarcato ecumenico, Athenagoras celebrò il rito, reso particolarmente solenne dal cerimoniale ortodosso. Seppi in seguito che padre Nazareno aveva parlato di Chiara Lubich con il patriarca Athenagoras, e questi aveva espresso il desiderio di conoscerla. In effetti Chiara si sarebbe poi recata al Fanar otto volte. I colloqui furono molti. Li univa un ardente desiderio ecumenico: arrivare al più presto all’unico calice, pregando per l’unità dei cristiani.

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