Un incontro luminoso

L’autobiografia di Padre Novo, confessore di Chiara Lubich. La scoperta di un carisma

«Mi pareva di vivere dei lunghi periodi sotto torchio; dove venivo spremuto fino in fondo, o di passare per sentieri veramente stretti, da sentire quasi che non ce la facevo più, ma, per incanto, al momento più difficile tutto si risolveva in un mare di luce». È la vita di Andrea Balbo, entrato nell’Ordine dei Frati Minori nel marzo 1947, che un giorno incontra un altro carisma germogliato nel giardino francescano, quello della serva di Dio Chiara Lubich.

Padre  Andrea cerca di «capire il filo conduttore che lega il susseguirsi degli avvenimenti» della sua vita, nell’autobiografia edita da Città Nuova Un incontro luminoso. Ripercorre la sua giovinezza, la «sete insaziabile di vedere, conoscere, sapere». Nato nel 1923 in provincia di Vicenza, cresce in una famiglia modesta ma unita nell’attività quotidiana, nella preghiera e nell’amore. È un bambino a cui piace guardare gli altri giocare, senza farsi troppo coinvolgere. Poi la malattia e la morte della madre, l’accudire i fratelli più piccoli. Un giorno passa da casa «un francescano semplice, umile e gaio». È l’inizio di un percorso di fede e di studio, in collegio e in seminario, che lo porterà a vestire il saio di Francesco. Poi la Seconda guerra mondiale, il noviziato a Venezia, la partenza per la Terra Santa, l’ordinazione sacerdotale. Nel 1951 è in Francia, primo studente col saio a rimettere piede alla Sorbona dai tempi della rivoluzione francese!  La passione  per la ricerca di laboratorio riempie le sue giornate, finché conosce Piero Pasolini, uno dei primi focolarini, e poi Chiara: «Non potevo sospettare quello che avrebbe prodotto in me, nella mia anima, nella mia mente assetata di infinito». Si accorge di «essere lontano dagli uomini e dalla loro vita quotidiana». Gli pesa «l’abisso di incomunicabilità» che sente tra sé e gli altri. Chiara lo incoraggia («Lei deve essere un francescano autentico, ma nuovo»), lo nutre personalmente dell’ideale dell’unità, gli dà il nome padre Novo, infine gli chiede di essere il suo confessore personale. Tutto questo proprio nel momento della massima sospensione per la possibile chiusura da parte della Chiesa dell’esperienza del Movimento. Vive con lei i momenti più dolorosi, l’incertezza, il buio, «quel continuo donarsi di Chiara in tutti i modi e a tutti, mentre lei viveva una prova tremenda di tenebre, le più assolute nella sua anima, e invece, poi, quel suo donarsi di luce così splendente e profonda». Un’autobiografia avvincente.

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