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Mondo > Paraguay

Un golpe parlamentare in Paraguay

di Silvano Malini

- Fonte: Città Nuova

Nonostante l’impossibilità di essere rieletti, l’attuale primo cittadino Horacio Cartes, e Fernando Lugo, l’ex vescovo capo di Stato prima di lui, tessono trame per ritornare al potere. Da martedì sera sono cominciate le proteste cittadine, che sono continuate le sere seguenti con maggiore partecipazione e intensità

«In nessun caso». Con queste parole lapidarie la Costituzione del Paraguay proibisce la rielezione del presidente e del vicepresidente della Repubblica, anche in modo non consecutivo, secondo la quasi totalità dei costituzionalisti. Ma da almeno un anno l’attuale primo cittadino Horacio Cartes, e Fernando Lugo, l’ex vescovo capo di Stato prima di lui, tessono trame per ritornare al potere. Scartata la riforma costituzionale per ragioni di tempo, i seguaci e alleati dell’uno e dell’altro propugnano l’emendamento della Costituzione, figura non prevista dall’ordinamento paraguayano.

E mercoledì si è consumata la temuta rottura istituzionale. In modo grottesco e quasi surreale, con uno “sdoppiamento” del Senato.

In agosto, una sessione straordinaria convocata subito dopo quella ordinaria aveva votato contro una proposta di emendamento appena presentata, che prevedeva la rielezione o l’avvicendamento tra presidente e vicepresidente per una sola volta consecutiva che poi sarebbe stata oggetto di un referendum. Il popolo deve aver voce in capitolo su una decisione così importante, argomentavano.

Mercoledì, allora, un gruppo di senatori ha richiesto una sessione straordinaria per proporre alcune modifiche al regolamento interno, ma il presidente del Senato, Roberto Acevedo, viste alcune irregolarità legali, ha solo permesso l’inserimento dell’argomento nell’ordine del giorno del giovedì. L’oggetto della richiesta: modificare gli articoli del regolamento allo scopo di permettere di dibattere nuovamente l’emendamento costituzionale, cosa proibita prima che sia trascorso un anno. Non contenti, i senatori si sono organizzati altrimenti e, dopo l’autoproclamazione del vicepresidente secondo del Senato come presidente, si sono riuniti nella sala di una commissione ed hanno approvato il cambio regolamentare.

Erano 25. Le loro foto e persino i loro numeri di celluare sono stati divulgati nei social.

Da martedì sera sono cominciate le proteste cittadine, che sono continuate le sere seguenti con maggiore partecipazione e intensità. Il presidente Cartes ha ordinato il dispiegamento dell’Esercito e della Polizia senza il decreto corrispondente. Allo stesso modo, il Parlamento è stato circondato da militari. Mercoledì sera sono arrivati in piazza anche i carri idranti.

«No al golpe parlamentare», è la consegna, insieme ad invettive contro il primo cittadino, assimilato alla dittatura.

L’attuale Magna Charta è stata promulgata nel 1989, all’uscita di una dittatura di 35 anni i cui strascichi si percepiscono chiaramente ancora oggi, con una classe politica clientelare e corrotta e, in particolare, un potere giudiziario e un potere legislativo gestiti in modo feudale dagli eredi del regime.

Per evitare lo tentazione del perpetuarsi al potere di chi avrebbe esercitato la presidenza, la Costituzione fu categorica nel proibire la rielezione. Ora oltre l’84% della popolazione sarebbe a favore di un secondo mandato consecutivo – e su questo fanno leva i parlamentari “golpisti” -, ma il “problema” è che la legge non lo permette.

Mentre Lugo è l’ex presidente con maggiore approvazione popolare, Cartes è agli antipodi, con oltre il 71% di disapprovazione, ma una “corte” assolutamente servile e la sua abitudine di comprare voti e persone (fatto persino ammesso pubblicamente da alcuni legislatori), gli permettono di sperare.

«In una democrazia, la maggioranza comanda», è lo slogan dei cartisti e dei lughisti. «No, comanda la legge», rispondono in coro tutti gli altri – politici e cittadini.

La Chiesa, insieme ad altre istituzioni, ha subito ripudiato le “manovre poco chiare” che hanno portato a questa situazione preoccupante.

Le legittime autorità del Senato hanno denunciato presso la Corte Suprema i protagonisti dell’azione irregolare per attentato alla Costituzione e usurpazione di funzioni pubbliche.

Riproduzione riservata ©

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