Un fremito di entusiasmo dalla terra delle croci

Èuna collinetta alta una decina di metri. Che si solleva appena da una radura nell’immensa foresta che ricopre quasi tutto il territorio della piatta Lituania. È la collina delle croci. Il cuore pulsante di questa terra martoriata da così tante sofferenze da fare della croce il proprio simbolo. Una terra che ha però fatto della fede cristiana la molla per mai arrendersi, per ricominciare dopo ogni dramma. La collinetta è affollata da tante croci, si dice cinquantamila; ogni giorno se ne aggiungono di nuove, mentre le più vecchie si scompongono nel terreno. Sono fatte di legno, di ferro, di pietra, dei materiali più vari: alcune sono di dubbio gusto, un po’ pretenziose, altre s’ergono come autentici capolavori d’arte popolare. Simbolo dell’identità nazionale e religiosa del Paese, la collina è stata spianata ben quattro volte dai bulldozer sovietici in nome dell’ateismo militante. Ma per ben quattro volte essa è risorta, sempre più ricca.Oggi rimane lì, suggestivo baluardo ad indicare la profonda fede dei lituani. Nelle tante giornate di clima uggioso, di nebbia e pioggerellina fine che penetra le ossa, quando il basso cielo baltico sembra quasi accasciarsi a terra e si respira l’odore della foresta e del legno delle croci, in questo posto ti pare d’essere immerso nel passato e non ti stupiresti di veder attraversare la radura da un cavaliere teutonico con tanto di spada. In questa dimensione ci si può addentrare leggendo le pagine di Storia della Lituania, pubblicata da Città Nuova e presentata alla Fiera del Libro di Torino, dove la Lituania era ospite d’onore. L’autore è Claudio Carpini, ricercatore dell’Università di Firenze, esperto di storia medievale, che per una serie di circostanze s’è trovato coinvolto in un progetto di studi a Vilnius. Ed è stato affascinato da quella terra, tanto da dedicare ad essa i suoi studi. Con lui possiamo conoscere più da vicino le vicende del cristianesimo in Lituania, che ha tanto a che fare con la sua storia. È una storia avvincente, una delle più belle d’Europa. Il popolo lituano, ricco d’una vivacissima cultura pagana, è stato infatti l’ultimo a convertirsi al cristianesimo, solo alla soglia del 1400. Ma da allora il connubio fra la straordinaria tensione spirituale di questa gente e la fede cristiana è stato così forte da fare del cattolicesimo il punto d’aggregazione dell’intera nazione. Sviluppando una religio- sità semplice e concreta, con forme di devozione commoventi. Il coraggio del clero e dei fedeli lituani ha permesso di superare le atroci prove: prima della lunga ed estenuante occupazione zarista, poi di quella sovietica, successivamente di quella nazista, poi ancora di quella sovietica. Il sangue di tanti lituani ha macchiato le pianure, tante sofferenze sono state vissute sotto il plumbeo cielo baltico. Ma la religione, così salda nei loro cuori, insieme all’ardente passione per la loro lingua – duramente maltrattata dagli invasori – è stata l’àncora che ha salvato l’identità di questo popolo. È significativo ricordare le parole del vescovo Valanc?ius, che nel 1865 scrisse ai sacerdoti una lettera accorata, invitandoli a non obbedire agli ordini degli occupanti e invitandoli a non leggere dal pulpito scritti contrari alla dottrina cattolica, aggiungendo: Se per questo doveste subire delle conseguenze, ricordatevi l’esempio degli apostoli. Non vi spaventino né le minacce, né le torture, né la deportazione e neppure la morte vi allontani dalla vita nella fede cattolica. L’anno successivo Valanc?ius si rifiutò di annunciare ai sacerdoti della sua diocesi l’ordine governativo che proibiva le processioni, ritenendo contrario ai suoi doveri adempiere a tale ordinanza. Si capisce che con pastori così caparbi e allo stesso tempo sempre vicini al popolo, la Chiesa lituana s’è guadagnata la stima dei suoi fedeli. Ma ci sono anche altri elementi che permettono d’apprezzare questa terra. La Lituania – che è un Paese a maggioranza cattolica (80 per cento), circondato dalle protestanti Lettonia ed Estonia, e dalle nazioni ortodosse dell’ex blocco sovietico – ha sviluppato una straordinaria capacità al dialogo ed alla tolleranza, tanto da riuscire a tenere armoniosamente al suo interno culture, etnie e minoranze religiose diverse. Conoscere la sua bella e drammatica storia può aiutarci a riscoprire le nostre radici europee. Un paio d’anni prima dell’indipendenza ottenuta nel 1991, dalla Lituania era giunto un caloroso messaggio: Non vi siete accorti della nostra assenza? Oggi, mezzo secolo dopo, ci rivolgiamo ai nostri amici: a Nord come a Sud, a Est come a Ovest: gli Stati baltici sono tornati sulla soglia dell’Europa, e l’Europa saluta in noi i figli smarriti tanto tempo fa. Per quanto ci riguarda, noi non ci siamo mai sentiti smarriti. Siamo pronti. Eccoci. La Lituania, portatrice d’una cultura antica e articolata, s’affaccia al paesaggio dell’Europa con una dirompente carica di vitalità. Un fremito d’entusiasmo che potrà sicuramente scuotere gli atteggiamenti un po’ ingessati e disincantati di tanti che nella Comunità europea bazzicano da vecchia data. Un fremito benefico. Perché l’entusiasmo, si sa, è contagioso.

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