Un fatto di qualità

Cosa c’è dietro i vari marchi attribuiti ai prodotti alimentari.
Alimentazione
Quante volte siamo riusciti a decifrare le etichette dei prodotti alimentari? Abbreviazioni come Dop, Igp, Stg, Uni, Iso, En sono, per il consumatore, veri e propri rompicapo. Ma cosa si cela dietro questi marchi? E chi tutelano: il produttore o il consumatore? Un esempio è offerto dalla certificazione di “prodotto biologico” il cui fine è quello di garantire un approccio rispettoso dell’ambiente da parte del produttore: solo una conseguenza coerente della scelta di non usare prodotti chimici. E non viceversa, come spesso si crede!

Le aziende adottano dei sistemi di certificazione per valorizzare la cultura e la tipicità dei prodotti, come anche l’organizzazione, la filiera produttiva e l’attenzione all’ambiente. Certificare un prodotto ne aumenta il valore sul mercato.

 

Oggi la qualità di un prodotto non è un giudizio di valore, ma la conformità a uno standard. Le certificazioni asseriscono che un determinato prodotto è conforme alle regole stabilite dal sistema secondo parametri tangibili e no.

Queste dichiarazioni possono essere effettuate mediante autocertificazione, o rilasciate da strutture associative (come i consorzi), da enti di accreditamento nazionale o da soggetti completamente estranei al sistema aziendale come organi e amministrazioni pubbliche.

I segni di qualità legati al contesto territoriale e definiti da regole di eccezione, oltre al marchio Doc, sono: denominazioni di origine protette (Dop), indicazioni geografiche protette (Igp) e specialità tradizionali garantite (Stg). Per le Dop e le Igp la qualità si origina dal legame tra prodotto e territorio, in particolare il marchio Dop indica che il processo produttivo è avvenuto nell’area identificata dalla disciplinare, mentre per l’Igp alcune fasi della produzione possono essere state eseguite al di fuori dell’area.

 

Alcune aziende possono aderire a sistemi di certificazione legati a standard di natura tecnica secondo norme emanate da enti riconosciuti a livello nazionale, comunitario o mondiale, di qui le sigle Uni, En e Iso.

Ogni realtà territoriale può, quindi, trovare in uno degli schemi elencati lo strumento per aumentare la propria competitività offrendo al mercato, e non sempre a favore del consumatore, un’immagine migliore per gli aspetti che ritiene fondamentali per la competitività.

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