Un expo di carismi

Ad Assisi antiche famiglie religiose e nuove comunità s’incontrano nel segno della comunione.
La basilica di San Francesco ad Assisi.
I portici di Assisi, quasi braccia della basilica di San Francesco, sono stati i primi spettatori – o, meglio, gli ospiti rispettosi – di un’expo che sotto ogni arcata racchiudeva secoli di storia della Chiesa. Sotto quelle volte, antiche famiglie religiose e nuovi movimenti si presentavano e si ritrovavano per l’appuntamento Carismi in comunione. Fianco a fianco, stand accanto a stand, qualcuno con gli abiti del passato, altri con le foto dei secoli, altri ancora con le esperienze e i colori dell’oggi.

Chissà se san Francesco avrebbe mai immaginato che sopra la sua tomba, dopo nove secoli, centinaia di rappresentanti di ordini religiosi e di movimenti avrebbero siglato un patto di amore scambievole al fine di «promuovere una cultura di comunione a tutti i livelli, favorendo la fraternità in ogni ambito della società a servizio della pace e dell’unità della famiglia umana».

 

Ricostruire la Chiesa era il mandato che Francesco aveva ricevuto in questa terra. Continuare a costruire è l’impegno che i tanti carismi riuniti lo scorso 23 ottobre hanno voluto assumersi, saldando il profilo istituzionale della Chiesa e la vita di santi e fondatori che nei secoli hanno lasciato un’eredità di opere e di testimoni che continuano a tracciare solchi, anche nella nostra contemporaneità, apparentemente senza Dio.

 

Claretiani, padri bianchi, salesiani, benedettini e francescani di vari ordini e poi focolarini, carismatici, membri della comunità di Sant’Egidio, neocatecumenali sono solo alcune delle realtà intervenute. I presenti erano oltre duemila, impossibile elencare tutte le appartenenze. Dietro le tuniche, i sai e gli abiti borghesi, ma soprattutto dietro i volti c’erano le cronache di una Chiesa ancora creativa, vitale, capace di lasciarsi interrogare dall’oggi e di rispondere con un’unica regola: il Vangelo. «Un Vangelo dispiegato nei secoli», ha ricordato Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, citando la fondatrice Chiara Lubich che, dieci anni fa, nella Giornata di Assisi 2000, aveva dato il via a questo cammino di comunione tra antichi e nuovi carismi. Maria Voce ne ha illustrato le tappe, a partire dalla Pentecoste ’98, momento fondante per le nuove comunità e inizio di un percorso di dialogo che ha dato, nel tempo, un contributo concreto alla Chiesa universale, ora «più una, più attraente, più calda, più familiare, più dinamica, più mariana, più carismatica».

 

Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, nel suo discorso, ha sottolineato che «l’istituzione ha bisogno dei carismi per non appesantirsi e i carismi hanno bisogno dell’istituzione per non disperdersi». Il prelato non ha negato «le tensioni inevitabili tra gerarchia e comunità»,  ma le ha imputate a «realizzazioni poco mature» e ha invitato tutti a riscoprire «la carità, il carisma dei carismi» nella consapevolezza che «i beni degli uni, sono beni di tutti». Quello di Assisi è stato il primo incontro italiano con questi numeri e queste presenze. «Un’esperienza di comunione importante – ha spiegato Antonia Moioli, delle suore del Bambin Gesù – perché solo uniti possiamo affrontare le sfide e la disperazione del nostro tempo».

 

Una sinergia che le testimonianze dei vari ordini religiosi e dei nuovi carismi hanno fotografato nel dettaglio. In Africa, ad esempio, la comunità di Sant’Egidio lavora con dieci famiglie religiose per guarire migliaia di bambini infettati dall’Aids. Oppure sotto le bombe di Kabul: «Ci sono quattro religiose di ordini diversi – racconta suor Viviana Ballarin, presidente nazionale dell’Usmi (Unione superiore maggiori) – povere, senza niente, accanto ai tanti bimbi mutilati dalla guerra. Eppure lì ho visto la Chiesa delle origini, dove Gesù è davvero il centro di tutto». Ci vuole il coraggio, la follia, senza timore del nuovo, ha raccomandato Alberto Lorenzelli, presidente della conferenza dei superiori maggiori (Cism). E senza rimpianti e nostalgie magari per le vocazioni in calo: «Se si ama, si sa gioire dei doni degli altri, anzi di più: si possiedono».

 

«Laudato sii, mi Signore» era l’inno festoso del coro, mentre le firme sulla pergamena del patto di comunione seguivano l’una all’altra. Di mano in mano, un abito dopo l’altro, le fogge più varie, come le storie di chi l’indossava: ciascuna una pennellata di quell’Artista celeste che continua a dipingere, tra chiaroscuri e luci brillanti, la storia della sua Chiesa e non solo.

 

è possibile seguire la trasmissione della manifestazione.

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