Un DVD ecumenico

Dall’imponente assemblea del Concilio Vaticano II fino agli ultimi simbolici gesti di riconciliazione voluti da Giovanni Paolo II con le restituzioni dell’icona di Kazan alla Chiesa ortodossa russa, e delle reliquie di Giovanni Crisostomo e di Gregorio il teologo al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, di acqua ne è passata sotto i ponti della ricerca dell’unità piena tra i cristiani. Basti pensare, giusto per fare qualche esempio, alla istituzione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, o alle grandi assemblee ecumeniche di Basilea e Graz. O, ancora, alla nascita o allo sviluppo di tanti movimenti e gruppi – quali Taizé e Bose, Sant’Egidio e i Focolari – che hanno nel loro dna un profondo afflato ecumenico; alla nascita del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani; allo sviluppo delle attività del Consiglio ecumenico delle chiese di Ginevra. E poi alla firma ad Augsburg della Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione del 1999 e a quella della Carta ecumenica avvenuta a Strasburgo nel 2001. Si ricordano pure gli storici accordi con le Antiche chiese orientali che hanno posto fine alle tradizionali controversie cristologiche. Per arrivare alla grande assemblea di Stoccarda 2004… Tutto ciò condensato in 50 minuti di immagini: un’impresa forse impossibile, ma egregiamente riuscita. E in un modo senza dubbio commovente. Un’esemplificazione, in fondo, di quanto disse con estrema decisione il patriarca ecumenico Athenagoras I nella sua visita romana dell’ottobre 1967: Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci separa. Ma facciamo qualche passo indietro, ai primi anni Sessanta. Era in effetti intento dei padri conciliari quello di accogliere e promuovere un movimento, ogni giorno più ampio e deciso, sorto per impulso dello Spirito, che diffondeva tra i cristiani la consapevolezza delle loro divisioni e il desiderio di ricomporre la loro unità. Il tutto si concretizzò in un ampio documento conciliare intitolato Unitatis redintegratio, che tanto influsso avrà nei decenni seguenti, ormai già quattro. Come si è esercitato questo influsso, e con quali frutti? Con incontri storici, innanzitutto, a cominciare da quello a Gerusalemme di Paolo VI e di Athenagoras I, per proseguire con quello tra lo stesso Paolo VI e l’arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey e con altri grandi leader cristiani; con l’avvio di un proficuo dialogo teologico, che senza relativizzare le differenze e senza facili concessioni, ha suscitato seri confronti e qualche accordo importante. Non si può nemmeno tacere la progressiva diffusione di un linguaggio aperto e conciliante, che ha fatto dimenticare le espressioni più dure e polemiche; e soprattutto la testimonianza comune del Vangelo, che si fa amicizia vera, nel desiderio di conoscersi meglio. E poi la preghiera comune, e la consapevolezza che ricercare l’unità vuol dire aderire all’invocazione di Gesù, poco prima di morire: Perché tutti siano uno. Insomma, la via ecumenica è la via della chiesa, e non si può più tornare indietro in questa certezza, come scrisse Giovanni Paolo II nell’enciclica Ut unum sint. Nel 40° anniversario del decreto Unitatis redintegratio, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in collaborazione con il Centro televisivo vaticano e la consulenza della Comunità di Bose, ha realizzato un documentario dal titolo: Ut unum sint. Quarant’anni di ecumenismo. Proiettato per la prima volta in forma privata il 12 novembre 2004, è ora distribuito in un dvd di 50 minuti, disponibile in diverse lingue. Il dvd ha naturalmente un primo intento commemorativo; ma il messaggio delle immagini ha in sé una immediatezza che fa comprendere assai bene, al di là del tempo che se ne va, il significato perenne di ciò che è stato già compiuto, proponendolo anche a chi non ne è stato testimone diretto. Il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, presieduto dal card. Walter Kasper, si augura così che il documentario possa costituire anche uno strumento di catechesi ecumenica e un modo di meditare di nuovo il senso dell’insegnamento conciliare, e che il documentario alimenti l’interesse per la ricerca dell’unità dei cristiani. Curato da Luigi Bizzarri per la regia di Nietta La Scala, il documentario conduce lo spettatore per mano lungo quarant’anni di storia. Le immagini sembrano parlare quasi più dello speaker, perché evidenziano l’emozione sincera dei protagonisti dell’ecumenismo, e perché testimoniano che quanto ottenuto non può essere dimenticato. Basti pensare all’intensità del triplice abbraccio tra Paolo VI e Athenagoras I in piazza San Pietro nel 1967: il desiderio di unità era in quel momento pura verità. Contagiosa.

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