Un dono, per la missione dei credenti

R imani con noi, Signore, perché si fa sera!. Con queste parole espressive dei discepoli di Emmaus, indirizzate al misterioso viandante che per la strada aveva loro svelato i segreti delle Scritture e che poi riconosceranno nella frazione del pane come il loro Signore e Salvatore, inizia la lettera indirizzata da Giovanni Paolo II a tutta la chiesa per l’Anno dell’Eucaristia. In realtà, di un anno dedicato all’Eucaristia si era già parlato in alcuni ambienti della Santa Sede, in seguito all’esperienza positiva dell’Anno del rosario. Ma questo progetto ha ricevuto un chiaro impulso simbolico da due fatti significativi. Il primo ha riguardato il 48° congresso eucaristico internazionale, celebrato nello scorso mese di ottobre a Guadalajara in Messico con il motto L’Eucaristia luce e vita del nuovo millennio. Il secondo si riferisce alla 11a assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi, prevista per il mese di ottobre del 2005, e che avrà come tema L’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della chiesa. Lo stesso papa aveva anticipato l’annuncio di questa celebrazione il 10 giugno scorso in occasione della festa del Corpus Domini in San Giovanni in Laterano. Molte sono le ragioni che stanno alla base di questa nuova iniziativa del papa che ha colto molti di sorpresa. Prima di tutto il desiderio di dare una continuità al suo insegnamento sul mistero eucaristico, contenuto nella lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia del giovedì santo del 2003. In essa, infatti, il papa ha messo a fuoco alcuni problemi dottrinali riguardanti la celebrazione dell’Eucaristia nel suo rapporto con la chiesa e l’unità dei cristiani, ma ha offerto altresì preziosi spunti sul decoro della celebrazione della messa, sul necessario stupore che deve suscitare il mistero della presenza reale di Cristo, la attualizzazione del suo sacrificio, la comunione e l’adorazione. Tutto sull’esempio di Maria, donna eucaristica e modello per la chiesa che vive dell’Eucaristia. La nuova lettera apostolica Mane nobiscum Domine, che porta la data del 7 ottobre 2004, memoria della Vergine del rosario, espone ampiamente i motivi per i quali la chiesa deve vivere con particolare atte ne l’Eucaristia, fonte e apice della vita della chiesa perché contiene Cristo stesso nel dono del suo mistero pasquale, memoriale perenne della sua morte e della sua risurrezione e presenza viva nel cammino del popolo di Dio che cammina verso la patria. Una breve sintesi dei contenuti della lettera ci orienta per capire il senso di questo anno eucaristico. Prima di tutto esso si pone nel solco del Grande Giubileo del 2000 teso a contemplare e rendere presente nel mondo il mistero di Cristo e si inserisce nella serie di iniziative che hanno segnato questi primi anni del terzo millennio, specialmente l’Anno del rosario che ci ha invitato a contemplare Gesù con lo sguardo di Maria ed ha ricuperato fra i nuovi misteri luminosi l’istituzione dell’Eucaristia (c. 1). Il papa ci ricorda, infatti, che l’Eucaristia è un mistero di luce che deve offrire alla vita cristiana tutta la sua gioiosa esperienza di una illuminazione della mente e del cuore con la parola che accompagna ogni giorno la celebrazione della messa; ci invita a fare la riscoperta del Signore stesso che ci spezza il pane e ci dona il suo corpo ed il suo sangue in una calda e coinvolgente convivialità che fa di noi una famiglia attorno all’unica mensa; ci fa comprendere il senso del dono sacrificale di sé stesso e l’invito ad offrici con lui nella messa e nella quotidianità del servizio ai fratelli; ci orienta, infine, a riscoprire la presenza perenne del Cristo in mezzo a noi, fino al suo ritorno, valorizzando questo segno perenne della sua amicizia e della sua compagnia. È un pressante invito a rispondere a questo dono con la triplice azione eucaristica: celebrare, adorare, contemplare (c. 2). Da questo anno eucaristico il papa si augura che si consolidi nella chiesa la spiritualità di comunione, di cui è sorgente e scuola l’Eucaristia. Egli parla infatti del mistero eucaristico come sorgente ed epifania di comunione, che invita alla più autentica carità, alla autentica comunione ecclesiale in tutte le dimensioni, a fare della chiesa, come si esprime nel simbolismo dell’unico pane e dell’unico vino – corpo e sangue del Signore – un solo corpo ed un solo spirito, e della comunità cristiana, di ogni assemblea e di tutti i cristiani che vivono il dono e le esigenze dell’eucaristia un cuor solo ed un’anima sola (c. 3). Nell’indissolubile unità della comunione e della missione, la lettera del papa prospetta il principio ed il progetto della missione, frutto della partecipazione all’Eucaristia. Come nella reazione dei discepoli di Emmaus, che ripartono senza indugio, dopo aver riconosciuto il Signore nella frazione del pane, ad annunziarlo agli altri discepoli, i cristiani che all’interno della messa rendono grazie al Padre per il dono ricevuto, ma sentono quanti sono ancora numerosi i posti vuoti attorno alla mensa, senza indugio ripartono per annunziare a tutti con parole e con azioni questa ineffabile presenza del Cristo Salvatore. Le vie della missione sono la testimonianza della vita evangelica vissuta, la solidarietà con tutti, la ricerca della pace e del dialogo, la preoccupazione per gli ultimi, i più poveri, in una visione resa drammatica oggi dagli evidenti contrasti sociali e dalle nuove povertà. Un invito pressante a vivere in pienezza gli impegni dell’Eucaristia, con gli occhi fissi nel Cristo che dona totalmente sé stesso ed invita la chiesa a prolungare nei suoi figli la carità di Cristo verso tutti. Con un testo bello ed efficace Giovanni Paolo II sintetizza e riassume il senso di questa vita e di questa esigente via eucaristica per il mondo di oggi: Non possiamo illuderci: dall’amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo. È questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche ( n. 28). Con l’indizione di un Anno eucaristico, il Santo Padre ci invita a vivere con particolare intensità ciò che è proprio di ogni anno della chiesa, di ogni giorno della sua vita, attorno al memoriale della pasqua del Signore e, in particolare, la messa domenicale come raduno ideale di tutta la comunità cristiana che celebra la presenza del Signore Risorto. Ci invita ad un rinnovato stupore davanti al mistero del Cristo presente ovunque nella sua chiesa, come compagno nostro nel Santissimo Sacramento (secondo un’espressione cara a santa Teresa di Gesù). Ma insieme ci esorta a vivere una autentica spiritualità eucaristica della comunione e della missione, in una carità senza frontiere, in modo che allo stesso modo che Cristo è eucaristia per la chiesa, sia la chiesa dono ed eucaristia

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