Un diamante a sette facce

Ancora un brano tratto dalla conversazione della presidente dei Focolari su “La volontà di Dio nel pensiero e nella vita di Chiara Lubich”.
Mitorai
Chiara, e tanti, tanti fra i nostri che hanno lasciato questa vita, tra cui Chiara Luce, Igino Giordani (Foco) e altri, sono nell’oggi dell’Opera una palpabile dimostrazione di questa «meravigliosa divina avventura» perfettamente portata a compimento. Pur così diversi fra di loro e proprio perché così diversi, nella loro caratteristica bellezza esprimono disegni pienamente realizzati, quei “raggi” che hanno avuto il coraggio di perdersi completamente nel “sole”.

Ricordava Chiara: «Guarda il sole e i suoi raggi. Il sole è simbolo della volontà divina, che è lo stesso Dio. I raggi sono questa divina volontà su ciascuno. Cammina verso il sole nella luce del tuo raggio, diverso e distinto da tutti gli altri, e compi il meraviglioso, particolare disegno che Dio vuole da te».

 

Innestarci nel raggio della volontà di Dio è, fin dagli inizi della nostra storia, “la norma” che lega tutti (laici e religiosi, uomini e donne, ricchi e poveri, vecchi e giovani ecc.) «in fraternità con Gesù ed in figliolanza col Padre».

«Infinito numero di raggi, tutti provenienti dallo stesso sole: unica volontà particolare su ciascuno – scrive ancora Chiara –. I raggi, quanto più si avvicinano al sole, tanto più si avvicinano tra loro. Anche noi […] quanto più ci avviciniamo a Dio, con l’adempimento sempre più perfetto della divina volontà, tanto più ci avviciniamo tra noi finché saremo tutti uno».

Sotto questa prospettiva, quindi, la volontà di Dio diventa addirittura la strada che ci fa realizzare il fine stesso per cui siamo nati: «Che tutti siano uno».

 

Chiara coglie nella volontà di Dio «una spiccata dimensione collettiva» (comunitaria), un “di più” rispetto a quanto succede nelle altre spiritualità, dove in genere è il singolo cristiano che può raggiungere l’unione con Dio compiendo sempre più perfettamente la Sua volontà. Il carisma dell’unità dà a Chiara una luce nuova. Le fa capire che per ogni cristiano “fare la volontà di Dio” significa prima di tutto «vivere come Gesù». E Gesù può e vuole «introdurci nel suo stesso rapporto col Padre […], nei rapporti stessi della Trinità; e desidera che questa realtà si comunichi ai rapporti tra gli uomini». Qui sta «la realizzazione massima dell’uomo, dell’umanità», la sua «divinizzazione». Realizzazione, quindi, non solo del focolarino, o in senso più generale del cristiano, ma dell’uomo in quanto tale.

 Come sottolinea efficacemente Benedetto XVI, la volontà di Dio «non è una volontà tirannica, non è una volontà che sta fuori del nostro essere, ma è proprio la volontà creatrice, è proprio il luogo dove troviamo la nostra vera identità. Dio ci ha creati e siamo noi stessi se siamo conformi con la sua volontà; solo così entriamo nella verità del nostro essere e non siamo alienati. Al contrario – continua il papa –, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto».

 

Lo Spirito Santo – afferma Chiara – «ci ha subito suggerito il modo perfetto di attuarla». Si tratta di «volere la volontà di Dio, dire propria la volontà di Dio».

Perciò «noi non dobbiamo tanto salire la montagna della perfezione, quanto piuttosto, stando già in alto, camminare lungo lo spartiacque delle montagne fino al sole che è Dio, il Cielo. Questa è la nostra linea».

Guardando alla nostra vita, tutta colorata dei sette aspetti, che indicano e riassumono gli infiniti modi in cui la carità si manifesta, si concretizza nell’impegno quotidiano, Chiara ha paragonato la volontà di Dio a «uno splendido raggio a sette colori o un diamante a sette facce luminose», che «si deve vivere poggiandola su una imprescindibile premessa: l’amore reciproco prima di tutto, l’unità fra noi».

 

Su questa “premessa” ogni giorno la volontà di Dio ci chiama, per esempio, «ad adempiere con perfezione il nostro lavoro quotidiano».

Per noi, chiamati a vivere in mezzo al mondo, ciò significa vivere anche il lavoro in perfetto spirito di servizio come atto d’amore per la collettività: in ufficio, in famiglia, in azienda, a scuola, attraverso una pratica da svolgere, o in Parlamento… La volontà di Dio ci chiama ancora a lanciarci con zelo e ardore nell’irradiazione del nostro Ideale; ad approfondire con momenti di preghiera personale o in comune la nostra unione con Dio, a curare con amore anche la vita fisica; a rivolgere la dovuta attenzione alla casa, all’ambiente che ci circonda; a dedicarci con passione allo studio e a quelle attività che permettono di rimanere in contatto specie con chi ci è particolarmente affidato.

(continua)

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