Un cuore semplice

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Barbora Bobulova ti sorprende. Non solo per la straordinaria interpretazione nel suo ultimo film da protagonista, Cuore Sacro del regista turco Ozpetek, ma per le sue qualità umane, per il suo essere senza fronzoli. La sua storia come attrice comincia a dodici anni quando esordisce, per caso, come protagonista di un film per la tv cecoslovacca. Qualche anno dopo la scelta definitiva: si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica di Bratislava. Si trasferisce in Italia e viene notata da Marco Bellocchio che la sceglie per il Principe di Homburg. Le fiction televisive Maria Josè: l’ultima regina e La cittadella le danno una grande popolarità. Nel film Cuore sacro interpreti il ruolo di Irene, una rampante manager di successo che gestisce l’azienda di famiglia senza scrupoli. Finché un giorno incontra Benny, una adolescente che la fa entrare in una profonda crisi d’identità… Irene è cresciuta in un ambiente algido, freddo in cui non doveva mai mostrare emozioni e debolezze. È stata educata così dalla sua famiglia che le ha imposto questo tipo di comportamento. Vive come sotto una campana di vetro dove il mondo reale è distante e risuona ovattato. Lei agisce come un soldatino, ma si rende conto che questi non sono i valori in cui vuole credere. Benny la trascina e la guida per mano verso un mondo sconosciuto, verso un mondo nuovo e le fa aprire gli occhi sulla realtà di chi sta attorno: i poveri della città. La prematura scomparsa di Benny è soltanto irreale e spiritualmente è ancora la sua guida. Credo anch’io che ci siano delle forze maggiori di noi che ci guidano e che noi non vediamo. Pensiamo che esista solo ciò che vediamo e ascoltiamo, ma non è vero. In una delle scene finali Irene si spoglia di tutto e dona tutto quello che ha. Solo una follia d’amore può capire il dolore del mondo? Se vogliamo smuovere le coscienze bisogna esagerare. Bisogna scuoterci con qualcosa che va al di là dei limiti. Quello che fa Irene è un gesto assoluto. Ed è quello che bisogna fare per salvare l’essere umano. Se tutti vivessero così, forse, il mondo potrebbe cambiare. Il cuore sacro è dentro ognuno di noi, è la parte nascosta migliore di noi che dobbiamo cercare e trovare. Che cos’è per te il talento? I più bravi attori sono quelli che vivono una vita profonda, gli attori mediocri vivono una vita mediocre. Chi è superficiale nella vita non può essere un bravo attore. Credo anche nei valori umani per fare questo mestiere, hai bisogno di un cuore grande. È vero che gli attori sono anche egoisti, ma bisogna avere grande generosità verso gli esseri umani, saper osservare la vita e prendere spunto da tutti. Il talento è importante ma non basta, non è sufficiente. Che importanza ha il rapporto con i tuoi genitori? Per me sono i genitori ideali ed ho un rapporto ottimo con loro. Vengo da una famiglia molto semplice. Siamo tre sorelle ed i miei sono due ingegneri che sacrificano tutto per i figli. Ci danno tutto, in senso spirituale, non materiale. A dodici anni giro il mio primo film per il cinema, una storia d’amore. Arrivano delle telefonate anonime a casa. Mi spavento. Alzo la cornetta e ricevo degli insulti da qualche vicino di casa. Mia madre invece mi incoraggia a proseguire con questo mestiere. I miei vogliono che facciamo le cose in cui crediamo perché loro, vivendo in un regime comunista, sono stati molto ostacolati. Io faccio il lavoro che mi piace, ed anche le mie sorelle. E ci siamo arrivati, non attraverso le raccomandazioni, ma con le proprie forze. Per i miei genitori tutto ciò è una grande soddisfazione. Cosa vuol dire l’umiltà nel lavoro… Se non sei umile questo lavoro non si può fare. Gli attori sono delle persone normali. In Italia c’è questo mito che bisogna apparire. A me, per esempio, è stato detto che dopo tutti questi film che ho fatto non posso andare in giro con le scarpe da ginnastica. A me sembra assurdo. Conduco una vita come tutti gli altri, faccio la spesa e, mi pulisco la casa. Questo mito di essere attrice ed essere qualcosa di più e di diverso non lo condivido. Ci sono poi dei momenti in cui ti fanno sentire qualcosa di più. Ti racconto un episodio. Ero a New York nel 1997 e facevo la cameriera in un ristorante. Mi è arrivato l’invito per presentare a Cannes il film di Bellocchio Il principe di Homburg a cui avevo lavorato. Io ero una nullità, ero una cameriera, e non sapevo neanche come dirlo ai miei capi perché mi avrebbero preso per una pazza. Così mi sono licenziata. In aereo, per la prima volta in prima classe, mi sentivo una regina e a Cannes sono stata accolta come una star, mi hanno fatto indossare il vestito che Audrey Hepburn aveva usato per il film Guerra e pace. Mi sembrava di sognare, ma dopo questo ho continuato la mia vita normalmente, nulla è cambiato. L’ho visto come un sogno che è finito… e la vita continua.

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