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Persona e famiglia > curiosità

Un cranio trapanato del 1700

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Un teschio appartenuto chissà a chi ma che conserva ancora oggi interessanti segni di quella che dovette essere un intervento di neurochirurgia di tre secoli fa

Il teschio si trova nella chiesa di Santa Maria della Grazia (ex Cappuccini) di Comiso. È uno dei tanti edifici religiosi passati sotto la proprietà dello Stato con le cosiddette “leggi eversive” del 1866. Passarono allo Stato il convento dei frati (divenuto poi il primo nucleo dell’ospedale), la chiesa (a lungo chiusa al culto), la biblioteca dei frati (che contiene numerosi preziosi testi del 1500 e del 1600 e che oggi costituisce il “Fondo antico” della biblioteca comunale. Passò allo Stato anche la chiesetta, con la sua tipica architettura francescana e la cripta annessa, dove sono custodite circa 50 “mummie” di frati e borghesi, benefattori del convento e della città. Vi sono poi centinaia di teschi e altri resti, ancora custoditi nella chiesa.

Tra questi, c’è un “cranio trapanato” la cui presenza attirò l’attenzione degli studiosi dell’università di Pisa durante una ricognizione di studio del 1987. La ricognizione, coordinata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania (all’epoca con competenze anche su Ragusa), passò in rassegna i resti custoditi nella “Cappella Mortuaria”: tutti i corpi erano stati imbalsamati dai frati secondo le tecniche in uso nella comunità cappuccina e utilizzate anche a Comiso dove ancora esistono le “celle” utilizzate per l’essiccazione e la preparazione dei corpi dei defunti.

In quell’anno, gli studiosi dell’università di Pisa decisero di trasferire nella città toscana alcuni resti, tra cui questo teschio. A guidare l’équipe fu il professore Gino Fornaciari, docente di Anatomia patologica a Pisa. Fornaciari decise il trasferimento del teschio a Pisa per consentire gli studi. Gli studiosi volevano verificare e comprendere quali come venissero effettuati questo tipo di interventi nel 1700 e quali tecniche venivano utilizzate. Per questo, era necessario eseguire una sorta di autopsia con accurate tecniche di laboratorio. E a Pisa il teschio è rimasto per 30 anni, pare acquisito, per errore, dal museo di anatomia patologica dell’università.

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Dopo 30 anni, il recupero del prezioso teschio e il suo ritorno in Sicilia, curato dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Indentità siciliana. Per alcuni mesi, è stato affidato all’antropologo Dario Piombino – Mascali, che lo ha custodito fino a qualche giorno fa. Mascali è ispettore onorario per il patrimonio bio-antropologico mummificato della Regione ed ha curato tutte le operazioni. Il 28 dicembre, il prezioso reperto è tornato nella cripta ed affidato al parroco, don Girolamo Alessi.

Riproduzione riservata ©

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