Un barile, cento dollari

Non è tratta da un film, questa foto. Ogni barile di petrolio è scortato da un agente. A giugno valeva 70 dollari, a metà novembre ha sfiorato quota 100. Un’impennata incontenibile. Con preoccupanti contraccolpi su inflazione, bollette, crescita economica. I motivi stanno nella crescente richiesta di petrolio da parte di Cina e India, ma i cento dollari attuali sono determinati soprattutto dalla speculazione sui prezzi dei contratti futuri. Stile di vita sobrio, attenzione ai consumi energetici, scelte oculate nell’uso dei mezzi privati di spostamento dovrebbero configurare i comportamenti collettivi. Il mercato non solo li indica, ma li sta imponendo. A pagare il prezzo più salato sono i Paesi in via di sviluppo che hanno bisogno di petrolio, acquistato con moneta estera, per sostenere le loro economie. Anche investire sulle energie rinnovabili si è rivelato sino ad oggi non conveniente. Paradossalmente, la continua crescita del prezzo del petrolio potrebbe favorire ricerca e sviluppo.

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