Un bambino su due vittima di bullismo

L’appello del papa ai ragazzi: basta violenze

Una recente ricerca su un campione di 59 scuole – 33 elementari, per un totale di 10.513 alunni, e 26 medie, per complessivi 5.107 studenti – ha dimostrato che il bullismo è molto diffuso a Milano. Addirittura un bambino su due dichiara di subire prepotenze nella scuola elementare, mentre alle medie sarebbe colpito un ragazzo ogni tre. L’indagine mostra che i veri esperti di bullismo sono i ragazzi stessi: sanno individuare le peculiarità e le caratteristiche del fenomeno e sono a conoscenza di ciò che avviene nella classe. Questo “sapere” si traduce, però, con difficoltà in un “saper fare”: in altre parole i ragazzi non dispongono della competenza necessaria ad intervenire efficacemente per difendere un compagno o sé stessi. Eppure l’azione educativa di una scuola attenta ai bisogni degli allievi dovrebbe tenere conto di queste evidenze e garantire un intervento continuato, strutturato e qualificato. Che il fenomeno in Lombardia fosse molto grave è stato chiaro a tutti dopo i fatti di Vigevano (Pavia), dove 5 ragazzi tra i 13 e i 16 anni sono stati accusati di concorso in violenza sessuale, riduzione e mantenimento in schiavitù, pornografia minorile e violenza privata ai danni di un compagno. I fatti risalgono a qualche mese fa, quando i 5 sono stati denunciati per aver umiliato e brutalizzato, per mesi, un compagno quindicenne. Tutto documentato con foto e filmati, esibiti come trofei davanti ai compagni. Come in altri casi, il “branco” era formato da cosiddetti ragazzi di buona famiglia. Quando i carabinieri sono andati a prelevarli, sembra siano rimasti stupiti, inconsapevoli di aver commesso dei reati. E invece, il problema è serissimo. «Per favore, state attenti al bullismo!», è stato il forte appello del papa ai ragazzi riuniti nello  stadio San Siro. «C’è qualcuno – ha chiesto Francesco – che prendete in giro? A voi piace fargli provare vergogna o picchiarlo? Questo si chiama bullismo… Per favore, fate la promessa al Signore di non fare mai questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere».

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