Un badge nel reparto Covid

Ora dietro le mascherine e le visiere ci sono un viso, una storia, un sorriso. Così gli infermieri dell’Ospedale San Martino di Genova si avvicinano ai pazienti

Genova: un grande badge appeso al collo e un sorriso, ma rigorosamente sotto la mascherina. Così gli infermieri dell’Ospedale San Martino di Genova si sono presentati ai pazienti del reparto Covid. La mascherina e il casco indossati dal personale non ne permettevano il riconoscimento. La comunicazione non verbale con il malato è difficile senza poter guardare il viso dell’altra persona.

L’intuizione è stata di Matteo Bassetti, primario del reparto malattie infettive dell’Ospedale: «Non ci riconoscono perché siamo troppo bardati».

Infermieri col badge all'Ospedale san Martino di GenovaIl fotografo Settimio Benedusi ha proposto di munire ogni professionista con un badge che lo rappresenti in un momento di svago, decontestualizzato dal proprio ambiente di lavoro. Questo badge deve essere per l’infermiere come uno strumento del mestiere, da portare sempre con sé.

Una storica stamperia locale ha regalato all’Ospedale una nuova carta igienizzabile su cui sono state stampate le foto e i supporti in ferro altrettanto sanificabili. I badge infatti devono essere disinfettati ogni giorno.

Il personale dell’Ospedale ha abbracciato con entusiasmo l’iniziativa. Ognuno ha scelto la foto che più lo rappresenta: c’è chi è raffigurato mentre fa sport, chi a un aperitivo con gli amici e chi semplicemente sorride guardando in camera. «I pazienti sono rimasti sorpresi e hanno apprezzato il nostro gesto, perché in questi mesi il rapporto umano è stato complicato da gestire: non si vede neanche se una persona sta sorridendo sotto la mascherina. Io cerco di entrare sempre nelle stesse stanze in modo da stabilire una relazione, ma è difficile», racconta Cristina Musso, infermiera del reparto Covid.

Infermieri col badge all'Ospedale san Martino di GenovaL’assistenza morale degli infermieri si è ridotta solo a qualche gesto umano come una carezza, due chiacchiere o il tentativo di avviare una videochiamata per mettere in contatto il malato con i propri parenti. «I cari del malato non possono venire a trovarlo quindi cerchiamo di sostituirli nel limite del possibile», conclude Musso.

L’iniziativa ha avuto un discreto successo sui social. «Non più angeli irriconoscibili. Ora dietro le mascherine e le visiere ci sono un viso, una storia, un sorriso. All’Ospedale genovese sono stati mesi durissimi e se la situazione sta progressivamente tornando alla normalità lo dobbiamo a tutti loro: non hanno solo salvato tante vite ma ci hanno ricordato che un gesto di umanità e speranza a volte può fare la differenza per chi sta lottando in corsia», commenta sulla sua pagina Facebook il presidente della regione Liguria Giovanni Toti.

Nella Regione le persone attualmente positive sono 1.882, 75 gli ospedalizzati, di cui 2 in terapia intensiva. Il totale dei tamponi effettuati sono130.870. I guariti non più positivi sono 6.482. Le persone decedute dall’inizio dell’emergenza sono 1.530.

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