Un artista non muore mai

Commossa partecipazione di folla a Bologna al “ricordo” di Lucio Dalla.
Lucio Dalla

Ci sono articoli che andrebbero scritti sottovoce, e magari a matita. Perché se dinnanzi alla morte occorrono sempre rispettosi sottotoni, è anche vero che certe dipartite richiedono comunque commenti e riepiloghi esistenziali il più possibile lontani dagli strepiti mass-mediatici.
Tanto più quando a lasciarci è un artista come Lucio Dalla. Un maestro, un caposcuola, un fuoriclasse della nostra canzone d'autore, che tuttavia ha saputo attraversare la vita e mezzo secolo di carriera senza mai assecondare i ritmi forsennati e i sensazionalismi dello show-business.

Eppure le sue canzoni, soprattutto quelle sfornate negli ultimi anni Settanta, fanno parte di noi, della memoria e della cultura del nostro Paese, quasi ne fossero una colonna sonora. Canzoni spesso indimenticabili, sgorgate da un cuore perennemente inquieto e generoso, capace di sberleffi e compassione, di stupore e disincanto (gli stessi che tracimavano dai suoi gioielli più ispirati) e sorretto da un talento capace di sublimi raffinatezze e ruspanterie popolari, personalissimi ed insieme universali. Perché il Nostro era uno dei pochi capaci di coniugare grazia melodica e profondità di pensiero, eleganza formale e originalità di scrittura: ma sempre con la perfetta coscienza che il primo dovere d'una canzone è quello di veicolare emozioni, non concetti.

Una carriera, la sua, ben più eclettica e multiforme di quella di un pur geniale intagliatore di canzonette, sempre sospinta da una continua ricerca di nuove sfide artistiche e di confronti umani: nel perenne su e giù di un'altalena oscillante fra impeti estrosi e inquietudini umorali, guizzi spericolati e attese sornione.
Come tutti i grandi, Lucio Dalla non è morto in quell'albergo di Montreux, perché – per quanto banale possa sembrare affermarlo – continuerà a vivere nelle sue canzoni e in quella sua vocalità così straordinaria. E ci sarà sempre quella sua 4 marzo '43, una Piazza Grande o una Cosa sarà, una Com'è profondo il Mare o una Futura, una Caruso o una Attenti al lupo a ricordarci com'eravamo e quanto siamo cambiati. Così da trasformare quest'ennesimo addio in un: «Ciao Lucio, non ci mancherai».

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