Un altro sole

Ed ecco il mattino tanto atteso. La lunga notte insonne se n’è andata. Ancora non c’è luce, ma un lontano canto d’uccelli mi avverte che è ormai giorno. E’ strano: normalmente questo allegro brusio mi mette di buon umore, mentre stamani mi dà noia e mi incupisce. Stanco e accidioso senza un particolare motivo, faccio fatica ad alzarmi dal letto. Di solito il mio primo pensiero corre e si lancia in Dio. Ma ora la mia testa è vuota come una nuvola, il cuore nel petto è pesante. Spalanco la finestra. Ecco, già il cielo rischiara. Ma questo sole incipiente non basta a rallegrarmi. E’ che, tra un affollarsi di sentimenti indistinti e contrastanti, si fa strada una terribile nostalgia… Sì: nostalgia di lei, mia madre. Per la prima volta da quando non è più accanto a me, ne sento in modo così acuto la mancanza. Senza di lei, mi sembra di esser tornato un bambino debole e indifeso, io, alla mia età, con tutta una vita di donazione a Dio nel sacerdozio! Vago qua e là col pensiero, quasi in cerca di qualcosa che mi consoli: i doni ricevuti da quando son nato, le esperienze che hanno costruito… Solo ieri ho goduto profondamente della visita di ospiti attesi, della giornata limpida e soleggiata, delle affettuose confidenze dei miei piccoli amici, i bambini… Ma a conti fatti, mi vien da concludere: “E’ tutto inutile, non hai costruito

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