Ultime dal cyberspazio

Ultime di cyberspazio

La password (parola chiave)? Tanta gente la tiene scritta su un foglietto adesivo, attaccato allo schermo del computer, che chiunque può leggere. Il codice fiscale? Anche le bollette di luce e gas lo riportano in chiaro. Il Pin del bancomat? Basta una sbirciatina sopra le spalle o un lettore contraffatto.

Piccoli esempi banali. Gli specialisti della frode sanno fare ben altro. Tempi duri per i troppo buoni. Si definisce “furto di identità digitale” quando una persona riesce a farsi passare per me nel mondo virtuale, per rubarmi i soldi o carpirmi segreti e contatti personali.

A questo aggiungiamo che qualsiasi azione fatta nel mondo digitale lascia tracce, praticamente indistruttibili. L’accesso ad un sito Internet, un pagamento con carta di credito, la prenotazione di un viaggio, l’allegato di una mail, il video di uno scherzo pesante tra ragazzi… magari dopo dieci anni, durante il colloquio per l’assunzione, il datore di lavoro trova quel vecchio video e non ti assume.

Per non parlare del cyberbullismo, in cui qualcuno volutamente cerca di rovinare l’immagine di una persona immettendo in rete notizie e foto false, quasi impossibili poi da cancellare.

Da quando vanno di moda i social network, in cui ognuno cerca volutamente di far sapere tutto di sé agli amici, il problema si è ingigantito. Tanto che recentemente anche i famosi Facebook e Twitter hanno cercato di correre ai ripari, controllando se la persona che si iscrive a nome Mario Rossi sia effettivamente Mario Rossi e non un falsario.

 

La rete è nata libera e gratuita, ma forse qualche regola minima servirebbe, se non altro per la sicurezza e la dignità dei navigatori. I tempi sono maturi per una “Costituzione del cyberspazio”, una carta dei diritti e dei doveri del virtuale, per la prima volta a livello mondiale. Naturalmente non scritta dai governi, che cercano solo di imbrigliare Internet (in Francia, in Italia e in tutto il mondo), ma dai navigatori stessi, con libera discussione in rete. Qualche tentativo di bozza sta già circolando.

Nel frattempo, dalla Svezia arriva una notizia interessante: i creatori di The Pirate Bay, famoso sito che favorisce il libero scambio in rete di film e brani musicali, dopo essere stati condannati perchè colpevoli di aver infranto la legge sul diritto d’autore, hanno deciso di darsi alla politica. E alle recenti elezioni europee il Partito dei Pirati svedese ha conquistato un seggio! Se il virtuale entra in politica… ne vedremo delle belle.

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