Tutto scorre…

Vasilij Grossman - Adelphi  
Vasilij Grossman

Scritto tra il 1955 e il 1963, il libro è una sintesi del nucleo narrativo fondamentale di Grossman: il nazismo e il socialismo reale, le loro enormi diversità e le loro paradossali vicinanze.

 

È un mirabile concentrato di riflessioni, in forma di racconti incatenati, sulle grandezze e le miserie dell’utopia comunista alla russa: la tragicità della vita dei gulag, la bassezza della vita di obbedienza cieca al potere, la delazione come modo di esistere di un regime dittatoriale, il sistematico annullamento dei contadini…

 

Su tutto emerge la figura di Lenin, analizzata in primis nelle sue caratteristiche psicologiche e sociologiche, oltre che politiche: ne vien fuori un vivo ritratto, un personaggio che ha saputo meglio di ogni altro “catturare” la voglia di rivalsa dei russi umiliati dalla fine poco degna dello zarismo, agognanti un nuovo trionfo della Russia intesa come unica soluzione della deriva del cristianesimo latino.

 

Tale sentimento “slavofilo”, di cui Dostoevskij era stato uno tra i principali propugnatori, fu paradossalmente tramutato da Lenin in uno spirito di dominio, in una sempre più totale negazione della libertà. Il dominio russo sull’Europa – ovviamente spostato da una prospettiva religiosa in una atea – secondo Lenin poteva avvenire solo nel più totale controllo delle coscienze, e quindi nell’assenza di libertà, così da avviare una potentissima macchina da guerra culturale, politica e militare.

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