Tutto può cambiare

Nelle biografie più nascoste troviamo traccia di quella tensione al cambiamento che all’improvviso si sprigiona: lascio tutto e cambio vita.
Barca
Non avevo sue notizie da tempo: Marco aveva lasciato l’eterno precariato dell’università italiana per accettare un lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato. Per questo motivo rimango stupita quando incontrandolo mi dice contento: «Mi sono licenziato! Inizierò presto un’attività in proprio con un paio di amici. Posso tornare a fare l’assistente del tuo corso?». Non mi dà il tempo di rispondere e prosegue: «A trent’anni si può ancora rischiare di cambiare vita». Capelli ricci tutti in piedi, t-shirt e jeans, il mio giovane aspirante «voglio fare la fame in università» sembra uscito dal film Generazione 1000 euro, dove il protagonista preferisce ad una vita di sicurezze economiche un’esistenza di libertà (e di precarietà).

 

La sua è la storia di molti. Di chi è stato colto dal desiderio di cambiare lavoro, di vivere in un altro Paese, di cambiare casa, di abbandonare logore abitudini, di partire per un viaggio all’improvviso, di lasciare la città per fare il contadino o il pastore. Nelle biografie più nascoste troviamo traccia di quella tensione al cambiamento che all’improvviso si sprigiona: lascio tutto e cambio vita. Libri e film traggono spesso spunto da queste storie, certamente accattivanti anche sul piano narrativo. Ma non sempre il cambiamento corona un film a lieto fine. Talvolta la decisione improvvisa fa seguito ad una crisi prolungata, con la propria famiglia, la comunità di appartenenza, la propria vocazione, con valori a lungo coltivati. Le ragioni sono profonde, le difficoltà insuperabili. Fare le valige è doloroso, talvolta straziante ma si è vinti dalla persuasione che ormai non si possa più cambiare nulla. E che l’unico cambiamento praticabile sia quello di andarsene altrove.

 

C’è poi un altro modo di cambiare tutto: ostinarsi a pensare che il cambiamento radicale di noi stessi e del mondo possa avvenire facendo diversamente le cose di sempre. Restando al proprio posto. Il mondo è pieno di donne e uomini irriducibili che provano e riprovano a cambiare le cose, anche quando i loro infiniti tentativi non appaiono che un lieve solletico al gigante. In loro continuamente si rinnova la speranza del cambiamento, la certezza che pensare, inventare, sperare, amare genererà, prima o poi, un’improvvisa accelerazione anche negli altri. Sono quelli che nel quotidiano, direbbe Tonino Bello, cercano di accettare le cose che non possono cambiare e di cambiare quelle che possono.

Chi cambierà il mondo: i primi o i secondi? Ciascuno troverà la sua risposta. Forse sono solo toni diversi dello stesso suono.

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