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Italia > Politica

Tutto è relazione

di Amanda Cima

- Fonte: Città Nuova

Seconda giornata del convegno “La globalizzazione alla prova dell’interdipendenza”, tra crisi economica, crisi ambientale e riconciliazione.

Seconda giornata dell’interdipendenza a Firenze. Dopo la sessione di giovedì pomeriggio, che si è concentrata sulle realtà cittadina, lo sguardo si è allargato a tematiche più ampie. Nella prima parte, dedicata ad interdipendenza e crisi economica, i relatori hanno illustrato come a quest’ultima possano offrire una risposta la solidarietà, le relazioni e la società civile nel suo complesso.

 

Sergio Marelli, direttore generale del Focsiv, ha offerto un’ampia panoramica degli effetti della recessione sui Paesi in via di sviluppo e su come il volontariato sia all’opera per arginarli non solo all’estero ma anche in Italia. Proprio la crisi, ha notato il presidente delle Acli Andrea Olivero, è stata l’occasione per ridisegnare il ruolo del non profit e del terzo settore: non più un mondo a sé, ma un vero e proprio settore dell’economia che trova il suo posto nel cuore della società come costruttore e promotore di fiducia. L’economia infatti può e deve essere intesa come un insieme di rapporti, che se si deteriorano portano alla crisi: ed esattamente la mancanza di relazioni e di fiducia tra persone, ha sottolineato l’economista Luigino Bruni, è stata alla base della crisi dei mutui che ben conosciamo. Il mercato presuppone dunque l’interdipendenza tra persone per sua stessa costituzione, da cui deriva la ricerca di un bene che non è più solo individuale ma pubblico.

 

I rapporti umani, però, implicano anche il coraggio di superare i conflitti. Di interdipendenza e riconciliazione ha infatti discusso il secondo gruppo di relatori, a partire dall’assessore regionale toscano Massimo Toschi, che ha fatto notare come in Africa sia un continente leader in questo senso: basti pensare all’operato di Mandela in Sudafrica, che ha aperto la strada alle Commissioni per la verità e la riconciliazione in diversi Paesi africani. Kezevino Aram, del movimento indiano dello Shanti Ashram, ha quindi portato l’esperienza delle comunità rurali del suo Paese: grazie ai programmi di sviluppo ispirati dal pensiero di Ghandi si è arrivati a migliorare l’aspettativa di vita, la condizione delle donne, e a prendere coscienza di come l’interdipendenza possa offrire delle concrete opportunità. Marco Fatuzzo, del Movimento politico per l’unità, ha quindi portato l’attenzione all’ambito della politica, dove purtroppo il conflitto appare essere la normalità non solo in campagna elettorale. Conflitto che oggi, più che ideologico, è identitario: ma proprio nell’identità umana, che ci rende appartenenti ad un’unica famiglia, sta la radice per arrivare alla fraternità come categoria politica.

 

Anche la questione ambientale è uno dei problemi a cui siamo chiamati a rispondere globalmente: la parola è così passata al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e all’economista Marzio Galeotti, per una panoramica sulle interazioni tra economia e sviluppo sostenibile e sulle potenzialità della green economy. E non è mancato lo spazio per idee nuove ed originali: l’ecuadoregno Carlos Vinueza Montufar ha raccontato come nel suo Paese le popolazioni indigene, grazie al loro secolare patrimonio di conoscenza del territorio, hanno avviato delle esperienze positive di turismo comunitario. I locali accolgono direttamente i turisti, senza intermediari, aprendosi una via per uscire dalla povertà.

 

A concludere il convegno è stata una frase di un giovane partecipante citata da Daniela Ropelato: «Interdipendenza significa futuro».

Riproduzione riservata ©

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