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Persona e famiglia > Sport

Tutti pazzi per la “Rossa”

di Ana Moreno Marìn

- Fonte: Ciudad Nueva Spagna

Dopo la vittoria degli Europei, la squadra spagnola di calcio è tornata in Patria accolta dall'entusiasmo della nazione. Dalla nostra corrispondente

spagna vincitrice euro 2012

Ormai è ufficiale: i giocatori della nazionale spagnola di calcio sono entrati nella storia. Hanno vinto la Coppa del mondo e due Campionati europei: un'impresa mai realizzata da nessuno. Merito di una squadra invincibile, ma soprattutto una'èquipe che lavora insieme. In questo momento è la più bella cosa che la Spagna possa mostrare al mondo: un gruppo di 23 giocatori, più il team tecnico, che è riuscito a superare le differenze interne e a lottare per un obiettivo comune.
 
È il trionfo di un modo di intendere il calcio, tecnico, rispettoso ma incisivo, quello di Vicente del Bosque, un allenatore esperto e vincente. Dietro le vittorie c'è un lavoro profondo per forgiare la mentalità di gruppo e sviluppare un progetto che ha avuto inizio prima della World Cup 2006. Del Bosque ha iniziato ad allenare la nazionale nel luglio 2008, dopo che la Rossa (come la nazionale spagnola è chiamata in Patria, ndr) ha vinto il Campionato europeo di quell’anno e ha reso possibile quel family feeling (rapporto familiare) tra i giocatori.
 
Nella Spagna la vittoria degli Europei è stata accolta con una festa grande e sincera. «Siamo orgogliosi. Avete fatto felice l’intero Paese», ha detto il re Don Juan Carlos alla squadra al ricevimento ufficiale. In questi giorni grigi per l’Europa e per la Spagna questo trionfo ha un sapore di euforia, ottimismo, illusione. «Sono orgoglioso di far parte di questo gruppo leggendario, ma soprattutto di vedere le vostre facce felici in questi tempi difficili», questo ha gridato Andres Iniesta, nominato giocatore simbolo del torneo Uefa, nella celebrazione con i fan a Madrid.
 
«È un onore guidare questa squadra, una squadra fatta da grandi giocatori e persone. È un piacere essere in grado di darvi questa gioia. Grazie per essere qui e la coppa è per tutti voi». Così ha detto il capitano Iker Casillas, al milione di persone concentrate in piazza Cibeles, il lunedì successivo alla vittoria. Il pubblico entusiasta ha aspettato in piedi, ha saltato, urlato, pianto di emozione. Così si sono vissute tutte le partite dell’Eurocup 2012, come un sogno possibile, oggi realtà.
 
Nella finale abbiamo visto la versione migliore della Spagna, con tocco, dominio, gol. L’Italia è entrata in gioco con ambizione e stile. Si è alzata in piedi verso La Rossa e nonostante i due gol di Silva e Jordi Alba, non ha smesso di cercare la vittoria. Ma la Spagna è stata superiore e i giocatori hanno dimostrato che ciò che conta è la squadra e non i personalismi. Ciò è stato evidenziato da Torres, che ha lasciato l'ultimo gol a Mata, sapendo che con quello lui sarebbe stato nominato capocannoniere del torneo.
 
In sintesi, la cosa più bella è che questa squadra ha superato le differenze che esistevano e ha unitoPaesi Baschi, Catalogna, Madrid, Andalucía… Sono anche riusciti a lasciare dietro le controversie vissute nel campionato spagnolo, sempre intenso, e hanno dato una lezione di amicizia e di volontà.
 
Non c'è da stupirsi, quindi, se in Spagna sono considerati eroi.
 
La vittoria della Rossa è grande anche perché dimostra che insieme possiamo fare grandi cose. E quello va oltre le nazionalità e anche oltre il calcio. D'altra parte, è la bellezza epica di questo sport. Loro hanno già fatto storia e ora la palla è nei nostri campi… E allora, giochiamo?

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