Tutti pazzi per i meme

La nuova comunicazione visiva e veloce fa ormai parte del nostro quotidiano.
Meme
Foto Pixabay

Sostituti grafici delle freddure, fanno giri immensi e poi ritornano nelle chat di WhatsApp, sui profili social e – fin troppo spesso – su riviste e quotidiani. Si tratta dei “meme”, vignette, foto o fotogrammi che, per la straordinaria diffusione, diventano subito facilmente riconoscibili. Sono accompagnati da frasi che spostano il contesto dell’immagine stessa su argomenti di attualità, contenuti divertenti diventati virali sul web.

Il termine deriva dal greco e significa “imitazione”. Il concetto è diffuso ormai da molti anni, ma solo grazie alla cassa di risonanza dei social ha assunto una popolarità tale da entrare nel gergo del quotidiano.

Dal sostantivo si passa facilmente al verbo, “memare” o all’aggettivo “memabile”, che definisce un evento che ha la potenzialità di diventare, per l’appunto, un meme.

Per la conformazione stessa della rete è praticamente impossibile provare a misurare la diffusione di un meme, così come non è chiaro capire quanto possa rimanere sulla cresta dell’onda. Fatto sta che chiunque abbia Whatsapp ne ha ricevuto o inviato uno, prima o poi. È una pratica d’uso intergenerazionale.

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