Turisti alla ricerca di emozioni forti in Asia

Gli arresti di alcuni giovani occidentatali in Cambogia dediti a festini nei pressi del noto tempio di Ankor Wat hanno destato non poche proteste. La voglia di trasgressione si scontra col rispetto per le religioni diffuso nei Paesi asiatici.

Non soltanto The Guardian, ma anche la stazione televisiva canadese Global news e il quotidiano cambogiano The Cambodia Daily ne hanno parlato a lungo: l’arresto di stranieri per un festino erotico, vicino al famoso tempio di Ankor Wat. È una questione ormai risaputa the i bag pakers, per intenderci i “vacanzieri con lo zaino in spalla”, stanno preferendo nuove destinazioni come Cambogia, Vietnam e Myanmar. Ormai la Thailandia, con i suoi 38 milioni di turisti, sta diventando sempre meno interessante per i giovanissimi in cerca di emozioni forti, di sballi, stanchi dei controlli della polizia thai sempre più stretti.

Anche la Thailandia sta ormai regolando la vita notturna delle sue città: i controlli delle forze dell’ordine sono più accurati, la chiusura di locali illegali e l’arresto di criminali internazionali sono notizie quasi giornaliere per il Bangkok Post, uno dei più famosi quotidiani locali. All’inizio di marzo, per esempio, sono stati arrestati 144 stranieri, come riporta anche il giornale The Nation, soprattutto provenienti dall’Africa. Perciò, per molti giovanissimi, è ora di “cambiare aria” e preferire i Paesi limitrofi, per provare nuove emozioni.

Per i popoli di tradizione buddhista theravada, i luoghi sacri e i posti adiacenti sono molto importanti e vanno rispettati. Fa sempre impressione doversi togliere le scarpe prima di salire a un tempio buddhista, coprirsi le gambe nude perché si porta un pantaloncino sopra il ginocchio, oppure mettersi una camicia che abbia le maniche lunghe: tutto questo per rispetto del luogo sacro che si visita. Il sacro: un argomento che sta molto a cuore a questi popoli del Sud-Est asiatico, compreso il Vietnam, che non professa una fede particolare, ma dove buddhisti e cattolici praticanti sono in gran numero. Il sacro si rispetta sempre, anche se non si professa una fede particolare.

Alle fine di gennaio di quest’anno un gruppo di 77 stranieri, su un totale di un centinaio di presenti, come riporta il Time, sono stati trattenuti dalle autorità cambogiane per aver partecipato e pubblicizzato sul web una festa in piscina dal titolo “Bagniamoci tutti”.  La polizia è intervenuta con una trentina di poliziotti durante la festa, perché era stata organizzata in una villa privata a Siem Reap, la cittadina vicino al famoso tempio khmer di Angor Wat, il più grande al mondo, con i suoi 162,6 ettari di terreno.

I partecipanti sono stati sorpresi dalle autorità (che naturalmente si servono dei social media per monitorare gli stranieri che arrivano in Cambogia) poco vestiti, dediti a balli definiti «pornografici», molti in atteggiamenti irrispettosi e ambigui per la cultura cambogiana, che condanna simili comportamenti. Ma, soprattutto, quella festa si era svolta vicino al luogo più sacro del Paese, un vero e proprio simbolo della nazione. È seguita la detenzione per alcune settimane di 7 cittadini stranieri proveniente da Inghilterra, Olanda, Norvegia, Canada e Nuova Zelanda. Rischiavano fino a 1 anno di carcere e una multa salatissima. Sono stati prima “rieducati”, poi rilasciati e espulsi dal Paese. L’ultimo degli arrestati e condannati, Daniel Jones, è stato rilasciato in questi giorni ed espulso col divieto di farvi ritorno.

Naturalmente tutti gli interessati hanno negato ogni accusa nei loro confornti, e ancora in questi giorni si possono leggere i loro commenti sui vari quotidiani nazionali per lo stupore di essere stati arrestati per un’accusa del genere. «Non abbiamo fatto nulla di male» è il tono delle loro dichiarazioni. La Cambogia non è nuova a questo tipo di arresti: sempre a gennaio, ma del 2015, erano stati arrestati e multati 3 turisti francesi per essersi fotografati nudi dentro l’Ankor Wat e a febbraio di quest’anno due sorelle statunitensi hanno commesso la stessa infrazione e subito la stessa sorte. Le autorità hanno risposto che gli stranieri che arrivano in Cambogia devono seguire le leggi del Paese e comportarsi con rispetto verso la cultura locale, soprattutto nei i luoghi sacri.

Al di là dei fatti contestati, riemerge il problema di un turismo che vuole conoscere e “consumare” luoghi esotici senza il rispetto della cultura del Paese ospitante. Quando si arriva in un Paese sconosciuto, il turista dovrebbe sempre informarsi per conoscere le tradizioni di quel posto e affrontarle con rispetto e umiltà Non si può imporre la propria cultura. Di fronte a popoli che conservano forte il rispetto per il sacro non si può e non si deve de-sacralizzare tutto.

È vero, la Cambogia è diventata negli ultimi 15 anni, come abbiamo già scritto, una “nuova Afghanistan”, tanto la situazione è scappata di mano alle autorità e molti crimini spesso rimangono impuniti. Ma alcuni segnali indicano che la situazione sta mutando: il recente arresto di un’infermiera, Tammy Davis-Charles, per una questione di “utero in affitto”, l’arresto di stranieri per lo spaccio di droga o per abusi sessuali… sembra dare un chiaro segnale in tal senso. Peraltro, in tutto il Sud-Est asiatico i comportamenti degli stranieri vengono monitorati sempre più attentamente. Bisogna saperlo.

 

 

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