Trump e Kim Jon-un, la seconda volta

S’incontreranno il 27 e 28 febbraio nella capitale vietnamita Hanoi. Un incontro storico, ancor più al secondo round. Cosa aspettarsi?
AP Photo/Minh Hoang

Il leader della Corea del nord, Kim Jon-un, sta viaggiando in un treno blindato dalla Corea del Nord verso il Vietnam: un viaggio di circa 4.500 km, come afferma l’agenzia di notizie vietnamita VN Express International.

Kim Jon-un è accompagnato dalla sorella, Kim Yo Jong, da sempre al fianco del fratello soprattutto nei negoziati con gli Usa. L’agenzia NK news ha poi confermato il passaggio del treno giallo e verde, simile a quello usato nel passato da Kim, dalla frontiera cinese, presso la cittadina di Dandong.

Oggi è notizia dell’agenzia South China Morning Post che la ferrovia che porta dal confine vietnamita con la Cina fino alla capitale, Hanoi, appena 140 km, è stata controllata palmo a palmo, per la sicurezza del passaggio del leader nord coreano. Anche la strada che collega il confine con la capitale sarà chiusa al traffico per ragioni di sicurezza.

Sul Washigton Post, Simon Denyer, sottolinea come la scelta del Vietnam non sia casuale. Vietnam e Corea del nord sono amici da sempre nella lotta contro il nemico statunitense, ed hanno combattuto a fianco durante la guerra ultima.

È il memoriale nella foresta, nel villaggio di Tan Dinh del distretto di Lang Giang, nella provincia di Bac Giang, 70 km a nord di Hanoi, che attesta quest’amicizia segnata dal sangue dei propri soldati: lì riposano 14 soldati della Corea del nord. A differenza della Corea del nord, dopo la guerra il Vietnam ha scelto una politica di apertura e collaborazione con l’Occidente e soprattutto con gli Stati Uniti d’America, diventando una delle “tigri economiche” del sud est asiatico, con una crescita nel 2018 del Pil del 6,8%.

Basti ricordare la visita di Obama in Vietnam il 23-25 Maggio 2017, che ha confermato un “giro di boa” per la politica reciproca di entrambi i Paesi. Forse gli Usa vogliono far vedere a Kim Jon-un cosa potrebbe avvenire se la Corea del Nord abbandonasse completamente e irreversibilmente il suo programma nucleare e permettesse agli osservatori internazionali di verificare tale processo nei siti militari finora inaccessibili.

La Corea del nord non esclude tutto questo, a patto che ci sia una “reciprocità” di concessioni, che gli Usa allentino la pressione militare e le sanzioni contro Pyongyang. Anche i recenti messaggi di Trump verso Kim Jon-un lo stanno a dimostrare: «Senza armamenti nucleari, il suo Paese potrebbe presto diventare una delle potenze economiche senza uguali al mondo».

Tutto è pronto a Hanoi: le forze di sicurezza degli Stati Uniti (difficili da quantificare) e della Rpdk (un centinaio, arrivati da un paio di giorni) sono in città e dovranno garantire la sicurezza per tutti e due i leader, anche degli hotels dove abiteranno, il Marriott e il Melia. Le forze di sicurezza vietnamite, saranno qualche migliaio, al fine di garantire che i due leader «s’incontrino serenamente».

Un meeting che non può assolutamente fallire: gli Usa e gli alleati non possono permettere alla Corea del nord di avere un arsenale atomico, e quest’ultima deve assolutamente uscire dalla morsa delle sanzioni che la stanno strangolando.

Soprattutto, sia Cina che Russia, non possono accettare una guerra vicina alle porte di casa loro (la Corea del nord divide i suoi confini al nord con la Cina e Russia), e tutti sperano in una soluzione pacifica nella penisola coreana. Significativo è il tweet del 24 febbraio di Donald Trump: «Il Presidente cinese Xi è stato di grande aiuto col suo supporto per il mio incontro con Kim Jong-un. L’ultima cosa che la Cina vuole è un arsenale nucleare accanto alla sua porta di casa. Le sanzioni adottate al confine con la Cina e Russia sono state molto utili. Grande amicizia col presidente Kim!».

Si può discutere sull’efficacia reale del sistema delle sanzioni, ma sicuramente ci si può ora aspettare che venga trovata una stabile e verificabile intesa tra i due presidenti.

 

 

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