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Italia > Opera

Trionfo per Traviata

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Quasi un milione di telespettatori per il film-opera al Teatro dell’Opera di Roma. Un record inaspettato.

E chi l’avrebbe detto che in prima serata Rai3-Rai Cultura avrebbe raggiunto come picco 1.424.000 telespettatori? Ma la lirica non è roba da vecchi, tanto più ora che i teatri sono chiusi oltre che in crisi?

A Roma però hanno rischiato, ed è andata benissimo, come successe con il Barbiere di Siviglia. Il film-opera funziona. La regia di Mario Martone, appassionato dell’Ottocento, ha modernizzato le scene collocandole tra i corridoi i palchi gli anfratti del teatro vuoto, inseguendo cantanti e coristi dal palco alla platea, movimentando gesti e azioni. Senza strafare.

Con l’idea geniale di collocare l’immenso lampadario – il più grande dei teatri europei – al centro della sala e poi di dialogare fra palco e platea con cambi di scena e di posizioni ben studiati.

Così il film è diventato vita e la musica ha dimostrato, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di essere qualcosa di così vivo, energico e spiazzante da sorprendere. Bisogna dire che la visione musicale del direttore Daniele Gatti, dai tempi leggermente “toscaniniani” (bel colpo!) ha dato una lettura nuova della partitura verdiana,scegliendo l’esecuzione integrale della prima versione, quella “bocciata” dal pubblico veneziano a suo tempo, e tuttavia intrigante.

Violetta, l’ex cortigiana redenta per amore, appare attaccata alla vita sino alla fine, contestataria della morale borghese (il tempo di valzer che scandisce l’opera, ballo “proibito”), dove quel che più conta è il denaro, personificato dalla figura “perbenista” di papà Germont. Il clima di festa mondana che attraversa parte dell’opera ha in sé qualcosa di forzato, di falso: Violetta vi si adegua, sapendo che sta per morire, ma ne è moralmente superiore.

L’aver compreso la sofferenza per amore di questa eroina tragica e ribelle, resa con tempi leggeri, rapidi ma anche equilibrati (la cavatina di Alfredo “De’ miei bollenti spiriti” meno veloce del solito) è merito di Gatti e del cast.

Lisette Oropesa è una Violetta straordinaria per agilità vocale, freschezza e luminosità di timbro, verità attoriale insieme a Saimir Pirgu (Alfredo) e a Roberto Frontali (Germont). Molto bravi il coro e il corpo di ballo.

Un punto di forza del film-opera è stata l’alternanza delle riprese fra il teatro e le Terme di Caracalla che hanno dato agilità al lavoro, unendo presente e passato con indubbia efficacia. Replica il 21 alle 21,15 su Rai5.

Riproduzione riservata ©

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