Trent’anni con Madre Teresa

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“Sebastian è il mio nome di battesimo. Non ho mai avuto un nome indiano, perché sono stato sempre cristiano, con tutta la mia famiglia. Discendiamo – aggiunge con una punta di orgoglio – da coloro che vennero evangelizzati da san Tommaso nel suo viaggio apostolico in India. . . “. Minuto, vivace, sorridente, padre Sebastian Vazhakala si esprime correttamente in italiano, e conosce e parla una diecina di lingue, fra antiche e moderne; e” persino un po’ romanesco. Già, perché è ormai dal 1978 che, pur viaggiando molto all’estero, risiede a Roma, in via Sant’Agapito 8 (Largo Preneste), insieme ad un gruppo internazionale di fratelli e sacerdoti: sono i Missionari della Carità contemplativi, ramo distinto dei Missionari della Carità di Madre Teresa, che padre Sebastian ha fondato assieme a lei nel 1979, diffusi ora anche in India e in Albania. Preghiera, penitenza e “servizio gratuito e di tutto cuore ai più poveri tra i poveri” rientrano nelle loro finalità. A sua volta questo religioso in sandali e tonaca grigia (sulla spalla sinistra spicca una piccola croce) è stato fondatore dei Missionari Laici della Carità: uomini e donne sposati e no, desiderosi di vivere “nel cuore del mondo” secondo lo spirito e il carisma della suora di Calcutta. Iniziato a Roma nel 1984 con appena quattro membri, il movimento è ora diffuso in più di 40 paesi. Nel suo insieme, la varia e articolata “famiglia” nata da Madre Teresa è, a pochi anni dalla sua morte, già immensa e diffusa in tutto il mondo: per fare un confronto con un fenomeno analogo bisogna risalire a san Francesco, otto secoli or sono. Padre Sebastian mi racconta del suo primo incontro personale con la Madre, avvenuto il 30 novembre 1966 nella casa madre di Kolkata (Calcutta); incontro che segnò la svolta della sua vita: “Studiavo filosofia al St. Albert College di Ranchi, nel Bihar; volevo diventare sacerdote. Lì, qualche mese prima Madre Teresa aveva parlato a docenti e studenti, e la sua coerenza col vangelo mi aveva stimolato a saperne di più. L’ultima volta invece che la incontrai fu nel luglio 1977 a Roma. Era malata, su una sedia a rotelle. Fra l’altro, ci raccomandò di non preoccuparci di cose inutili, ma di concentrarci su Gesù e sulla sua vita e missione. Ci benedì tutti. Ebbi il forte presentimento che poteva essere il suo ultimo discorso” (in effetti Madre Teresa morì neanche due mesi dopo, n.d.r.). Ripeté diverse cose molte volte perché aveva un po’ la tendenza a dimenticare quanto aveva fatto o detto un minuto prima. Verso la fine della sua vita aveva totalmente abdicato alla sua memoria e alla sua volontà. Il Signore le aveva portato via tutte queste cose, ma le aveva lasciato la sua grazia e il suo amore””. Più che parlarmi di sé padre Sebastian preferisce narrarmi della sua madre spirituale, ora elevata agli onori degli altari. Lo farebbe chissà per quanto tempo, senza stancarsi. Lo ha fatto anche su un libro edito da Elvetica, un’editrice svizzera: Vita con Madre Teresa, che spicca nell’enorme produzione letteraria sulla beata per l’eccezionalità del testimone, vissuto per trent’anni a stretto contatto con la religiosa di Calcutta: un libro che ce la mostra in tutta la sua umanità ed è una vera miniera di “fioretti”, di episodi poco noti o sconosciuti; che per di più riporta, insieme a foto inedite, le lettere da lei ricevute in così lungo arco di vita. “Veramente non ho mai avuto intenzione di scrivere un libro – confida padre Sebastian -, ma avevo steso degli appunti in inglese sulla nostra Madre per fissare le preziose testimonianze della sua vita. È stata una mia amica scrittrice che, dopo averli letti, ha insistito perché venissero pubblicati”. Del resto, neppure Madre Teresa ha mai scritto un libro: aveva ben altro a cui dedicare il suo tempo: i più poveri tra i poveri. I poveri” Padre Sebastian li ha avuti a cuore fin dal suo arrivo a Roma. Profondamente toccato dalle notizie, riportate dalla stampa, di alcuni barboni morti di freddo, si attivò per andare a cercarli di notte, assieme ad altri volontari, per portar loro coperte, cibo e bevande calde. Ma, passata l’emergenza, non si diede pace finché l’esperienza di quelle spedizioni notturne non sortì qualcosa di più mirato e concreto: il progetto di una casa di accoglienza, almeno per quelli di loro più anziani e malandati. È questa “Casa Serena” dove ora mi accompagna, che sorge a pochi passi dal convento dei Missionari: una struttura semplice e funzionale capace di accogliere circa settanta di questi poveri senza tetto, e di garantire loro un letto, vestiario, cure mediche, due pasti al giorno e, ciò che più conta, una famiglia a cui appartenere. “Qui tutto va avanti con la provvidenza che arriva. Se domani non arrivasse niente, dovremmo chiudere; ma – aggiunge sorridendo – finora non è accaduto”. Non si scoraggia lui, che ha superato ben altri momenti cruciali. Del resto, usava dire Madre Teresa, “lo scoraggiamento è un segno d’orgoglio. Noi dobbiamo essere uomini di speranza”. L’AMORE CHE CONQUISTA Raramente nella storia umana c’è stato un essere che ha goduto come Madre Teresa, durante la sua vita, fama e popolarità; e queste aumentarono persino dopo la sua morte. (“) Ella continuò la sua missione di evangelizzare le nazioni del mondo, persino quando tutto ciò che era rimasto erano le spoglie del suo corpo esposto solennemente alla venerazione di tutti. Da quel momento migliaia e migliaia di persone si misero in fila per avere il loro ultimo dharsan alla piccola “Mahatma-Madre Teresa” e offrirle il loro omaggio (“), in quella settimana che fu organizzata come una veglia, non soltanto in Kolkata, ma in tutto il mondo. Il suo funerale fu anche unico e senza precedenti. Mai nella storia una religiosa aveva ricevuto allo stesso tempo un funerale cattolico e di stato (“), con l’accompagnamento di una banda militare, mentre il suo cadavere viaggiava su un carro funebre, che era stato usato precedentemente per due grandi leader politici della nazione indiana. Forse per la prima volte religione e politica si incontravano in una momentanea esperienza di paradiso. (“) Qui le parole di san Paolo ancora una volta si riscoprirono vere: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti” (1 Cor 1, 27). C’è qualcosa che l’amore non può raggiungere? (“) Attraverso Madre Teresa l’amore di Dio trionfò e le nazioni del mondo si inchinarono davanti alla sua potenza, l’amore che non può essere mai conquistato o sconfitto, l’amore che sempre conquista o ottiene delle vittorie genuine, l’amore che si fece conoscere in quella mattina solenne ed unica del 13 settembre 1977. (Da: Vita con Madre Teresa, Elvetica Ed., pp. 224, euro 15,00)

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