Trebisonda

Una volta era il fiore all’occhiello del servizio pubblico, fucina di talenti come Paolo Bonolis e Fabrizio Frizzi. Adesso la tv dei ragazzi è più o meno una riserva indiana, uno spazio residuale ospitato da Raitre, in orari in cui spesso i bambini sono ancora a scuola. È il frutto di un’Italia senza figli e di uno scarso interesse degli investitori pubblicitari per i più piccoli, un target più appetibile se raggiunto attraverso programmi per adulti dove è più facile piazzare prodotti per tutta la famiglia. Non è questa la logica di Trebisonda, l’ultimo orgoglioso erede della buona tv pedagogica che fu. Va in onda nel pomeriggio di Raitre e Caterina Manganella (tra le più impegnate a progettare programmi Rai a misura di bambino) ne è una delle autrici. Se ci pensate è a gente come lei che tocca intrattenere, incuriosire (e, perché no?, educare) i nostri figli. Le centinaia di lettere ed e-mail che ogni giorno arrivano in redazione dice – ci confermano che la priorità di bambini e ragazzi è quella di trovare un posto dove essere ascoltati e dire la propria. Così, quest’anno abbiamo deciso di abbandonare il mondo chiuso della sit-com, e di aprire il programma ai piccoli telespettatori che sono potuti intervenire in studio per suggerire argomenti, allargare i temi trattati in puntata, commentare argomenti di attualità, porre quesiti agli ospiti presenti. I piccoli fanno grandi ascolti, ma solo se scimmiottano gli adulti. Come fare programmi che rispettino l’essere bambini? Basta volerlo. Aprirsi alla relazione con i nostri spettatori ha significato per noi mettersi in gioco sul serio e fino in fondo. La scelta di Trebisonda è stata quella di mettere al centro del prodotto televisivo i bambini reali. Lo studio si è trasformato in una sorta di ludoteca televisiva, vissuta e animata da giochi, dibattiti e attività di vario tipo, dove bambini e ragazzi sono invitati a trascorrere due ore da protagonisti e dove anche il pubblico adulto si confronta, una volta tanto, con i bambini reali. Scarsa visibilità e bilanci ridotti. Bisogna avere motivazioni speciali per accettare la sfida di pensare un programma per ragazzi? Credo di sì. Noi siamo una bella squadra, guidata con caparbietà e competenza da Mussi Bollini. La nostra è però una sfida affascinante: i bambini di oggi saranno gli adulti di domani e, quindi, scrivere programmi per ragazzi è lavorare per un mondo migliore. Perché la tv, se è fatta bene, può anche aiutare a diventare grandi.

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