Tre amici, artisti di professione che operano in ambiti diversi, dopo anni riprendono i contatti tramite Skype. Con sorpresa, i tre – Alberto Ivern, attore e filosofo argentino; Leopoldo Verona, cantautore, poeta e regista italo-greco; Ilaria Draghi, insegnante di danza e coreografa, italiana – costatano che l’antico legame d’amicizia era rimasto intatto malgrado il tempo trascorso, come se si fossero appena lasciati. Eppure, avevano percorso strade e vissuto esperienze che avrebbero potuto allontanarli. Faceva però da collante la comune attrazione per il carisma della fondatrice del Movimento dei Focolari Chiara Lubich, che, scoperto negli anni della loro giovinezza, quasi vena d’acqua sotterranea, di nuovo si faceva strada alla superficie.
Da questa sorgiva che aveva fecondato il loro vivere e la loro arte, dando quel timbro di unità nella diversità, è nata in loro l’esigenza di comunicare anche ad altri questo “vangelo ritrovato” tramite un libro – scritto, discusso e corretto a distanza, edito prima in lingua spagnola in Argentina, dove risiede Alberto (Ciudad Nueva, Buenos Aires 2020), poi tradotto in italiano da Ilaria Draghi e pubblicato dalle Paoline: In terra come in cielo. Il vangelo ritrovato. Niente a che fare col ritrovamento fortuito di un nuovo papiro in qualche grotta sulle rive del Mar Morto. Si tratta del Vangelo di sempre, riletto, vissuto e ricompreso alla luce di un carisma che mette il mistero del regno di Dio alla portata di quanti si rendono disponibili a tale dono.

In copertina: Acquerello di Michel Pochet In terra come in cielo (part.).
Le testimonianze degli autori qui riportate rendono conto dei criteri alla base del testo.
Alberto: «Non so quanti sperimentino davvero l’incontro con Gesù risorto e quanti invece restino fermi ai piedi di una croce mentre davanti a una tomba vuota l’angelo ripete «Non cercate tra i morti colui che vive». Ilaria, Leopoldo e io non siamo migliori di altri, ma ci è stato dato di fare questa esperienza costruendo tra noi un’unità nello Spirito che ci permette di ascoltare la sua voce, di riconoscere il suo intervento nelle idee originali che nascono dal nostro lavoro come artisti. Grazie alla qualità d’ascolto di Leopoldo ho potuto non solo chiarire a lui l’idea che avevo di un Vangelo ritrovato, ma soprattutto svilupparla in un libro, mantenendo questa apertura d’anima con lui.
Nel frattempo – per circostanze che si direbbero casuali – Ilaria è venuta in Argentina e ci siamo rivisti a Buenos Aires. Era alquanto delusa riguardo agli ideali condivisi da giovani, a quella “città” abitata da fratelli in cui non ci sarebbe stata più notte perché illuminata da Dio. Leopoldo e io abbiamo capito subito che Ilaria ci era indispensabile perché questo progetto avesse un senso. Sarebbe stata lei a confermarci se era possibile ritrovare la gioia della “buona notizia”, che forse una teologia troppo intellettuale aveva trasformato in rituali esteriori, a volte paralizzanti, invece di provocare vita, esperienze, un rinnovamento costante dello stupore, del fascino dell’incontro con Dio.
Non so a chi possa interessare il parere di un singolo, ma credo che la visione di tre artisti che desiderano condividere la gioia della loro scoperta possa risultare accetta. Va anche detto che scrivere “insieme” non significa intervenire a turno o fare una raccolta di testi degli autori coinvolti. Per ognuno di noi si è trattato piuttosto di farsi fino in fondo ascolto dell’altro in ciò che aveva da dire, e una volta capito, cercare il modo di comunicarlo, indipendentemente da chi avrebbe scritto materialmente il libro. Se l’idea fosse una canzone, sicuramente Leopoldo sarebbe il più adatto a esprimerla; se fosse una danza, la materializzazione sarebbe guidata da Ilaria».
Ilaria: «La proposta di partecipare a questo progetto mi ha entusiasmata, anche se inizialmente ho sospettato che Alberto e Leopoldo stessero architettando una versione del Vangelo per riconquistare me, lontana dalla Chiesa. Ma ciò che mi ha quasi costretta a dire di sì è stata la bellezza del mai interrotto legame tra noi. L’amore reciproco, ecco cosa mi ha spinto a leggere i primi testi di questo ritrovato Vangelo attraverso i loro occhi. Leggerlo, è come porsi davanti a uno specchio magico e scoprire di avere le ali! Ti fa volare, saltare, danzare…».
Leopoldo: Lo spirito di ciò che Alberto ha sviluppato è presente non solo nel mio lavoro artistico, ma anche nelle scelte di vita, fin dall’adolescenza, quando ho conosciuto la proposta spirituale e concreta di Chiara Lubich. Lei mi ha insegnato che il Vangelo non è un libro soltanto da leggere ma da vivere, parola per parola, fino a diventare, per quanto possibile, parola vissuta. Quando ho provato a farlo, ho ritrovato me stesso, quel sentiero che Dio-amore aveva pensato per me. C’è una logica, infatti, nelle parole del Vangelo, ma è necessario viverle per scoprirla, metterla alla prova per crederci e finalmente capire che siamo creati per la felicità, che in tutta la creazione è impressa la stessa logica del cielo. Soprattutto c’è un segreto racchiuso nel misterioso abbandono sofferto da Cristo sulla croce e di cui è eco ogni dolore, angoscia, assurdità della vita. Un segreto per vivere da risorti».
Come leggiamo nel libro: Se sapessimo riconoscere Gesù crocifisso e abbandonato in ogni solitudine, in ogni peccato proprio e altrui, nel dolore di ogni divisione, di ciascuna frammentazione della famiglia umana, nel dolore di ogni malattia, di ogni fame, di ogni dipendenza, di ogni abuso, di ogni omicidio… Se potessimo riconoscere lì – sebbene ricolmi di angoscia – il volto di Gesù crocifisso e abbandonato e potessimo “lasciare tutto” per andargli incontro, per abbracciarlo in quel dolore, in quell’abbandono che stiamo vivendo… […]. Allora percepiremmo il suo abbraccio che ci risuscita. […] E se questo incontro con lui fosse un abbraccio al prossimo, riconoscendo nell’altro la propria luce, la sua presenza illuminerebbe entrambi, ci farebbe risorgere. […] Egli è lì che bussa alla nostra porta, per entrare in noi. […] Le ansie si dissolvono, i guai si risolvono, le montagne si superano, i pani si moltiplicano… Abbiamo trovato il più grande tesoro: essere elevati con Cristo, essere da lui divinizzati; essere, con gli altri, il suo amore!
Il libro è arricchito dalla prefazione di Jesús Morán, co-presidente del Movimento dei Focolari. Che scrive: «Oggi più che mai, abbiamo bisogno di idee semplici che ci mettano con limpidezza di fronte alla verità essenziale della nostra esistenza, che agiscano in noi a mo’ di bussole per orientarci nel marasma di concetti liquidi senza fondo, di pensieri deboli che non favoriscono una visione comune, con la quale costruire insieme qualcosa di nuovo, di veramente umano. Questo testo ci riesce, soprattutto perché si lascia guidare dal libro di riferimento, che sono i Vangeli; niente di più semplice e di più carico di verità. Un racconto senza tempo e attuale in ogni tempo».
In appendice al testo sono stati raccolti solo alcuni dei commenti ricevuti dopo l’edizione argentina da lettori diversi per nazionalità, condizione sociale, professione. Il parere degli autori: «Ci ha molto colpito l’emozione che provoca Gesù in tutti coloro che lo trovano oggi. Siamo convinti che i commenti aiuteranno a condividere la bellezza del Vangelo e a cogliere come esso si renda sempre vivo e attuale nella realtà di ognuno».
