Trattative in Fiat dopo la disdetta del contratto collettivo

Cosa è in gioco per i lavoratori del grande gruppo industriale? Una vertenza destinata a fare scuola
fiat pomigliano

Anche se la Fiat è ormai fuori da Confindustria, ed è difficile ancora crederlo, la trattativa che inizia il 29 novembre a Torino non riguarda solo il futuro degli 86 mila dipendenti del gruppo industriale saldamente controllato dalla famiglia Agnelli. È prevedibile che le linee generali del nuovo contratto nazionale aziendale destinato a sostituire quello collettivo, in vigore cioè per tutte le aziende metal meccaniche, saranno, prima o poi, adottate da tutti gli altri datori di lavoro.

 

Si può, infatti, ricordare la cronaca del referendum del 2010 relativo allo stabilimento napoletano di Pomigliano D’Arco (ex Alfa Sud) che titolatissimi commentatori descrivevano come un inevitabile accordo di emergenza e invitavano, perciò, i lavoratori a votare per il “sì” senza condizioni alla nuova organizzazione produttiva definita dalla proprietà. «Non deve essere un precedente e non deve essere un modello», era il giudizio che accompagnava la necessità di non perdere gli investimenti promessi in un Meridione senza altra speranza.

 

Dopo i successivi referendum promossi tra i lavoratori dello stabilimento Fiat di Torino Mirafiori e dell’ex Bertone di Grugliasco è apparsa ormai chiara l’intenzione della multinazionale dell’auto di estendere quelle condizioni di lavoro a tutto il gruppo fino alla recentissima disdetta unilaterale da parte della dirigenza Fiat, a decorrere dal primo gennaio 2012, di tutti gli accordi vigenti fin dagli anni ‘70. Un nuovo inizio, insomma. Descritto in maniera esplicita da Sergio Marchionne come l’era “dopo Cristo”, quella cioè di una globalizzazione senza confini e sotto una continua pressione competitiva per poter restare in vita.

 

La convocazione a Torino di tutte le sigle sindacali fa parte perciò di un percorso necessario per ribadire la volontà della società di adottare nuove regole nell’organizzazione del lavoro e nella rappresentanza sindacale all’interno delle aziende del gruppo: aumento della flessibilità e delle ore di straordinario obbligatorio, mancato riconoscimento della retribuzione a carico dell’azienda in certe casistiche di malattia ed esigibilità degli accordi sottoscritti, con la previsione di sanzioni in caso di violazioni delle intese concluse con i sindacati. Quest’ultimi potranno esistere all’interno dei luoghi di lavoro solo se sottoscrivono tali accordi. Potrebbe essere quest’oggi quindi l’ultima volta di una convocazione transitoria della Fiom Cgil che, come si sa, ha contestato anche davanti alla magistratura il comportamento della Fiat.

 

Da gennaio 2012 si profila perciò l’impossibilità di una presenza dei delegati della Fiom all’interno delle aziende del gruppo perché espressione di un sindacato che non ha firmato intese aziendali. Gli effetti si faranno sentire immediatamente perché l’azienda cesserà immediatamente di trattenere dalle buste paga le quote sindacali degli 11 mila e 500 iscritti che non verranno perciò versate automaticamente alla Fiom, con conseguenze immaginabili sulla vita di questa organizzazione di lavoratori che ha cominciato a chiedere sostegno economico tramite sottoscrizioni pubbliche.

 

Per ovviare a tale effetto basterebbe produrre una firma cosiddetta “tecnica”, cioè un atto che serve a formalizzare la presenza in azienda secondo le nuove regole. Ma un appiglio si può trovare anche nella sentenza del tribunale di Torino del 16 luglio del 2011 che, riconoscendo la legittimità delle regole Fiat da Pomigliano in poi, ha comunque definito come comportamento antisindacale l’esclusione dall’azienda della Fiom. Uno stato di incertezza su cui è intervenuto l’articolo 8 della successiva manovra finanziaria di agosto che ha esteso in maniera retroattiva la possibilità di «deroga di accordi aziendali nei confronti dei contratti collettivi» se definita «a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda».

 

Le sigle sindacali che hanno sottoscritto, in maniera convinta, gli accordi da Pomigliano in poi, vedono nella proposta di uno specifico contratto da valere solo negli stabilimenti Fiat, l’opportunità di giungere, come auspica ad esempio l’Uilm, ad una situazione «migliore da un punto di vista normativo ed economico» rispetto al precedente. Così la Fismic (già Sida) che valuta la situazione in maniera positiva tanto da intravedere «le condizioni per erogare una paga base più alta di quella dei metalmeccanici».

 

Da parte sua, la Fiom ha già convocato uno sciopero generale per il 16 dicembre, mentre sta crescendo l’adesione di diverse parti sociali a promuovere un referendum popolare abrogativo dell’articolo 8 della manovra di agosto. Molto dipenderà anche dalle azioni del nuovo governo che, come nel caso degli incentivi alla mobilità per i lavoratori licenziati dalla Fiat a Termini Imerese, non si è tenuto in disparte ma ha esercitato un’azione di mediazione necessaria tra le parti sociali.

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