Tragedia a Lampedusa, morto un neonato caduto in acqua da un barchino

Un bambino di 5 mesi è annegato davanti Lampedusa dopo il ribaltamento dell'imbarcazione su cui viaggiava con la mamma. L'isola è allo stremo, le istituzioni chiedono l'intervento del governo.
tragedia migranti

Stavolta la tragedia ha il volto di un neonato. Un bimbetto di appena cinque mesi annegato nelle acque antistanti l’isola di Lampedusa. L’imbarcazione sulla quale viaggiava si è ribaltata poco prima di entrare nel porto dell’isola delle Pelagie. Il bambino era in braccio alla madre, guineiana, ma quando la barca si è ribaltata tutte le 45 persone a bordo sono finite in acqua. Gli uomini della Capitaneria di Porto con la moltovedetta Cp290 sono intervenuti subito e sono riusciti a salvare tutti i migranti in acqua. Non sono riusciti però a prendere il piccolo prima che annegasse.

A causare l’incidente potrebbero essere stati gli stessi immigrati che, alla vista del porto e del natante della Guardia Costiera, si sono spostati tutti su un lato della barca sbilanciandola e causando il ribaltamento.

La madre è minorenne, viaggiava insieme alla sorella, al cognato e a un nipotino. Sono tutti salvi. Il natante era partito da Sfax, in Tunisia. La salma del piccolo è per ora sotto sequestro e dovrebbe essere portata a Porto Empedocle. Si sta valutando di trasferire lì anche la madre e la famiglia del piccolo perchè possano essere presenti nel momento in cui il corpicino verrà restituito. Il piccolo dovrebbe essere seppellito nella zona.

L’emergenza sbarchi a Lampedusa non conosce sosta. Il sindaco Filippo Mannino e il suo vice, Attilio Lucia, leader locale della Lega, fanno appello al governo. Nel mese di agosto ci sono stati 61 sbarchi e anche in questi giorni, grazie anche alla buone condizioni atmosferiche, si prosegue con ritmi incalzanti.

Sull’isola ci sono migliaia di immigrati mentre il centro di accoglienza di contrada Imbriacola ne può contenere solo qualche centinaio. Mannino ha chiesto di “dotare il sistema di accoglienza di navi in rada per il recupero e il trasferimento veloce dei migranti in terraferma”. A suo parere, è necessario “bypassare il territorio comunale, totalmente esausto e privo di ulteriori risorse da destinare all’accoglienza”. Inoltre, servirebbe “una maggiore presenza della Protezione civile a supporto sia dei migranti che della stessa popolazione residente”.

A giorni dovrebbe tenersi a Lampedusa una seduta del consiglio comunale per verificare la situazione e individuare altre possibili soluzioni. Ma è da Roma che l’isola attende una risposta precisa, specie in questi giorni in cui la presenza di migranti rischia di essere persino superire a quella degli abitanti (Lampedusa e Linosa hanno 6000 residenti, nell’isola maggiore vivono poco più di 5000 persone). All’orizzonte, la possibilità di una seduta ad hoc del Consiglio dei Ministri ache potrebbe tenersi proprio a Lampedusa.

Lampedusa ha vissuto un’estate epocale. L’isola, che da trent’anni vive la difficile e triste realtà di un front office degli sbarchi, è ormai al collasso. “Dopo oltre 30 anni di generosa accoglienza, ha ormai esaurito le proprie risorse psico-fisiche ed economiche” ha concluso Mannino.

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