Tra libero scambio e rispetto dei diritti

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Una volta per telefonare si usava il telefono, o telefonino che dir si voglia. Oggi gli appassionati di tecnologia hanno a disposizione un altro strumento, semplice e praticamente gratuito per fare telefonate: Internet. La nostra voce, infatti, oltre che attraverso le normali linee telefoniche, può correre attraverso i collegamenti Internet che sono poco costosi, non essendo (ancora) regolamentati come tariffe. È la corsa all’oro di tante nuove piccole imprese che offrono telefonate via Internet a prezzi stracciati, cercando di rubare gli utenti alle aziende telefoniche. Ma non basta, il gratis è sempre in agguato: ed ecco allora anche qui arrivare i famigerati sistemi peer-to-peer, pacchetti software gratuiti, utilizzati da milioni di persone nel mondo, che permettono di condividere in rete qualsiasi cosa, dalle canzoni ai film. Ultimamente sono in circolazione alcuni di questi pacchetti che permettono di telefonarsi tra due computer, da un capo all’altro del mondo, al costo di una telefonata urbana o poco più. È un nuovo tipo di guerra moderna, da una parte i giovani e le nuove tecnologie che spingono inesorabilmente verso la condivisione, il gratuito (o almeno l’abbattimento dei prezzi), il semplice, il piccolo, l’indipendenza e l’autonomia di azione. Dall’altra il diritto, nazionale e internazionale, e gli interessi delle aziende (soprattutto multinazionali) che cercano di mantenere la stessa logica di organizzazione del mercato, di guadagno e di difesa degli investimenti, che ha funzionato negli ultimi 100 anni. Prendiamo l’ultima sfida lanciata al popolo della rete: c’è una richiesta americana di permettere il brevetto di pezzi di software. Il rischio è quello di rendere la realizzazione di qualsiasi programma più un problema di avvocati e tribunali, che di programmatori, con la conseguenza probabile di bloccare l’attività e la ricerca non solo degli sviluppatori di software libero, ma anche delle piccole case di software che non hanno tempo e denaro da spendere per sostenere continue cause legali legate ai brevetti. Il Parlamento europeo ha per il momento rigettato in parte questa richiesta, rafforzando così anche di la dall’Atlantico un serio ripensamento su quelli che sono gli eccessi nell’utilizzo dei brevetti. Ma la guerra Europa- Usa sui brevetti continua comunque in altri settori, sempre più aspra. Anche nel campo della ricerca scientifica le cose non vanno troppo bene: gli scienziati che studiano nuove terapie contro il cancro si lamentano perché i topi brevettati sono troppo costosi. Per studiare l’effetto delle terapie e dei farmaci prima di sperimentarli sull’uomo, infatti, milioni di topi vengono modificati geneticamente, mediante l’inserimento di geni che portano allo sviluppo di malattie, come il cancro, molto simili alle nostre. C’è un topo, per esempio, a cui è stato inserito un gene umano sospettato di provocare il tumore al seno; il problema è che una multinazionale ha brevettato questo topo modificato. Col risultato, secondo gli scienziati, che questo costoso brevetto ora rallenta la ricerca e il progresso. Abbasso i brevetti? Il problema non è di facile e semplice soluzione. La ricerca e gli investimenti costano parecchio, così come le invenzioni. Per rendere disponibile un farmaco innovativo ci vogliono anni e qualcosa come 900 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Ultimamente per esempio sembra stia diminuendo la ricerca sugli antibiotici a causa degli alti costi e degli scarsi investimenti pubblici. Dunque la ricerca e le opere dell’ingegno vanno non solo adeguatamente remunerati ma anche incentivati. Eppure forse non sono più possibili i guadagni di una volta. Non è solo questione di tecnologie, ma anche di segni dei tempi, di coscienza diffusa tra la gente che è più attenta ed esigente di una volta. Se è così facile duplicare o condividere un libro o una canzone in rete, se la tecnologia ci permette di rendere disponibile la cultura a basso prezzo per tutti, perché non dovrebbe essere possibile trovare nuovi meccanismi di mercato che bilancino le esigenze di produttori e consumatori meglio di quanto non succeda adesso? Il mondo va avanti, e l’impressione è che il muro dei brevetti stia per crollare da solo sotto il peso delle proprie ormai evidenti contraddizioni. Un esempio di un nuovo modo di concepire l’incontro tra mercato e società civile è invece la storica intesa a livello mondiale che ha sancito la possibilità per i paesi più poveri di importare farmaci salvavita, contro Aids, malaria, tubercolosi ecc., senza pagare gli esorbitanti costi dei brevetti alle case farmaceutiche. In pratica i paesi che non hanno i soldi e una propria industria farmaceutica adeguata potranno, in caso di emergenza nazionale o di estrema urgenza, importare e utilizzare farmaci copiati legalmente, i così detti generici, a basso costo. Il braccio di ferro che è durato anni si può forse riassumere in due posizioni opposte: La ricerca farmaceutica è costosa, e se non si pagano i diritti dei brevetti internazionali presto questa si fermerà, impedendo lo sviluppo di nuove medicine che potrebbero salvare in futuro tante persone nel mondo. La risposta era più o meno questa: Sì, ma i nostri malati stanno morendo adesso! E di soldi ne guadagnate comunque abbastanza nei paesi ricchi. Un’intesa difficile e ancora fragile, perché bisognerà vedere come e se sarà applicata, ma che ha il merito di aver evitato una guerra commerciale mondiale, risolvendo pragmaticamente il problema del bilanciamento tra il giusto diritto alla remunerazione della ricerca e dell’innovazione, e l’esigenza di una disponibilità a livello mondiale dei beni e delle risorse. Un primo passo a cui deve seguire anche un adeguamento del diritto internazionale. Un Web per amore Al giorno d’oggi molti computer non possono più essere considerati strumenti di alta tecnologia fatti solo per usi speciali, ma al contrario devono essere trattati come un tempo la penna, la carta, il telefono, la radio, la calcolatrice tascabile” In quanto tali devono essere basati su standard aperti. Nessuno accetterebbe di pagare per un telefono che funzioni solo abbonandosi ad una particolare società! Eppure oggi nel campo dell’informatica, dopo circa 50 anni dall’invenzione del computer, la situazione è ancora simile a quella descritta sopra: riceviamo documenti in un formato che può essere letto correttamente solo da un programma specifico, venduto da una specifica ditta, ad un prezzo non trascurabile, e visitiamo pagine Web che vengono visualizzate correttamente solo da un preciso browser che funziona solo con un preciso sistema operativo. TESTI Dovremmo gradualmente, ma decisamente, iniziare ad usare formati aperti ed eliminare l’uso di formati non pubblici. Di seguito suggerisco quattro formati il cui uso non richiede sforzi e offre vari benefici: – txt: può essere creato con qualsiasi editore o processore di testi. Raccomandato per tutte le comunicazioni brevi o che comunque non richiedano una speciale impaginazione; – pdf: tutte le specifiche sono pubbliche; – rtf: tutti i processori di testo possono creare documenti in questo formato; – Swx: è il formato di openoffice. org per la produzione e lo scambio di documenti elettronici. Le specifiche sono pubbliche ed è basato su standard xml. Vari processori di testo stanno adottando tale formato e vari governi ed organizzazioni stanno considerando la possibilità di usarlo (www.ldok.org). Openoffice.org può essere liberamente scaricato dal sito ufficiale (www.openoffice.org). WEB Il Web (nel senso dell’http e html) è nato nel 1991 al Cern, allo scopo di avere un modo universale per scambiarsi informazioni indipendentemente dal tipo di computer o dal sistema operativo che si usa. Attualmente, nonostante gran parte degli obiettivi iniziali si siano realizzati, ci sono delle tendenze che rischiano di distruggere l’universalità del Web. Di seguito suggerisco alcuni comportamenti da tenere quando si realizza una pagina web: – usare programmi che seguono gli standard del W3C (World Wide Web Consortium, www.w3c.org). In questo modo le pagine saranno visualizzabili correttamente da diversi browser, altrimenti c’è il rischio che il web passi praticamente sotto il controllo di una o più grandi aziende, il che sarebbe il fallimento degli obiettivi iniziali; – la tecnologia Flash è diventata molto popolare per inserire contenuti animati o interattivi nelle pagine web. Bisogna comunque non abusare di essa per due motivi: per prima cosa è tecnicamente più complesso cercare informazioni inserite in un file di questo formato rispetto ad html. In secondo luogo, in molti paesi in via di sviluppo le connessioni ad Internet sono ancora lente, così come i computer. L’abuso di queste tecnologie crea quindi un Internet chiuso ai poveri; – stesso discorso vale per l’abuso nell’utilizzo di Java; – è importante infine che il materiale multimediale utilizzato sia accessibile con tutti i sistemi operativi. PROGRAMMI Per ogni organizzazione, e in particolare per quelle non a scopo di lucro, è saggio evitare spese non necessarie. A tal fine può essere utile scegliere programmi disponibili con una licenza Open Source, possibilmente gpl (www.gnu.org/ copyleft/ gpl.html), e dei quali esistano versioni per vari sistemi operativi. CONCLUSIONE Se invio ad un amico un file in un formato che non lo costringe a spendere soldi o ad agire in modo illegale, faccio un atto di rispetto. Se il mio sito web può essere visto da chiunque, ricco o povero, con qualsiasi browser, ho fatto un atto di giustizia. Preoccuparsi di chi riceve il mio messaggio attraverso i moderni mezzi di comunicazione è un atto d’amore. Klaus Colanero

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