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Persona e famiglia > Famiglia

Tra le grotte della mia città

di Paolo De Maina

- Fonte: Città Nuova

I migranti come moderni Ulisse? Dai Castelli romani, la vicenda di una mamma e di sua figlia. Una storia amara e dignitosa, che ci fa riflettere sul tema dell’accoglienza.

Immigrati

Recentemente, ad un convegno sulla città, ho avuto modo di ascoltare un esperto sui problemi (o sulle soluzioni?) dell’accoglienza. Diceva che molti immigrati potrebbero riscrivere l’Odissea con la loro vita e le loro esperienze, dove l’immaginazione viene abbondantemente superata dalla realtà. In effetti penso che è sia così, e la cronaca di questi giorni mi da conforto in questa convinzione. I Castelli romani, località amene e tanto care agli abitanti della capitale per gite culturali, ambientali e…culinarie sembrerebbero socialmente prive di grosse asperità e problematicità.

 

Eppure non è sempre così. Una mamma con la figlia dormivano in una grotta di tufo in una zona “tranquilla” a Frascati, ma dalle apparenze nessuno lo avrebbe detto. La bimba, tra pochi giorni undicenne, era sempre ben vestita e pulita e poi era tra le prime della classe. Non aveva mai avuto, però, un posto dignitoso per dormire: prima in un alloggio in un campo sportivo, poi sistemazioni di fortuna come case diroccate, e infine, da circa venti giorni, quella grotta di tufo adattata per l’occasione. All’angolo un fornello e poi valigie usate come armadio. Ogni mattina veniva notata alla fontana di un parco pubblico che lavava la figlia con cura e amore. Per il resto, tanta attenzione e sostegno silenzioso da parte di persone sensibili.

 

La mamma, polacca, è descritta come ben educata, sapeva che nessuno doveva scoprire che dormiva lì con la figlia, per paura di possibili separazioni forzate da quella bambina che tanto amava. E invece proprio le forze dell’ordine, colpite ed appassionate a questa storia, hanno dato loro una mano e stanno cercando di organizzare una festa a sorpresa per la piccola. E così, intervenuti con discrezione, d’accordo con i vigili urbani e i servizi sociali comunali, le hanno raggiunte e convinte a trasferirsi in una struttura protetta in una località non lontana. Lì la mamma potrà seguire un corso di formazione professionale per essere inserita nel mondo del lavoro, e la bimba potrà continuare ad andare a scuola; cambiando la dimora ultimamente occupata, forse troppo natalizia, con un tetto sopra la testa.

 

Ma i carabinieri, stanno facendo di più, quel di più che riconosce l’altro come persona. Insieme ai sacerdoti della scuola che la bambina ha frequentato – con ottimi risultati – stanno cercando di trovare un modo per farle tornare a Frascati per il giorno del compleanno, quando tutti i suoi compagni la festeggeranno.

 

Una storia, episodio delle odissee del terzo millennio, dignitosa, ma anche amara, che però avrà il pregio di addolcire le nostre coscienze e i nostri pregiudizi, in questi giorni un po’ tormentati per i moderni successori di Ulisse.

Riproduzione riservata ©

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