Tra elettronica ed ecologia

La sicurezza a bordo… Due sigle, due pietre miliari in fatto di sicurezza stradale: Abs e Esp. Più nota la prima, meno la seconda di più recente nascita (1995). Finite le vacanze natalizie che con sé hanno portato anche la conta delle vittime per incidenti stradali, è purtroppo sempre di estrema attualità parlare di dispositivi anche elettronici in grado di aiutare chi siede al volante, senza però sostituirsi all’automobilista che rimane pur sempre il responsabile della guida. La presenza infatti di sistemi quali Abs, Asr, Esp, Sbc realizzati dalla tedesca Bosch, può in molti casi evitare una tragedia o quantomeno ridurre le conseguenze di un incidente. E se l’Abs ha già superato quota 80 milioni di produzione, l’Esp si accinge a raggiungere i suoi primi 10 milioni. Si tratta di un Programma Elettronico di Stabilità (da cui la sigla) che, sinteticamente, in caso di sbandata del veicolo, interviene mantenendolo in traiettoria entro i limiti dettati dalla fisica e frenando le singole ruote in modo che l’auto si stabilizzi. Insomma, quando l’elettronica è al servizio della vita. … e il metano nel serbatoio Palermo ha il suo distributore di metano destinato alle auto. È stata inaugurata infatti il mese scorso la prima stazione di rifornimento del cosiddetto carburante pulito della città aperta ai privati. In funzione 24 ore su 24 l’impianto è in grado di rifornire almeno 500 auto. Sale così a sei il numero dei distributori presenti nell’isola. Oltre che nel capoluogo si possono trovare anche a Gela, Santa Venerina, Camporotondo Etneo, Chiaramonte Gulfi ed Agrigento. Cinque delle nove province siciliane, dunque, hanno cominciato ad attrezzarsi. Ma è solo una presenza destinata ad aumentare. Almeno ce lo auguriamo. Avanza il deserto… Potrebbe passare dal 10 al 30 per cento del nostro territorio nazionale la porzione di superficie minacciata dal processo di desertificazione i cui sintomi sono già riscontrabili soprattutto nelle isole e nelle regioni meridionali del paese. Non dobbiamo pensare ad un deserto di dune di sabbia, come nel Sahara, ma ad una perdita di fertilità dei terreni cui concorrono la salinizzazione delle acque, processi di urbanizzazione, lunghi periodi di siccità, uso eccessivo delle risorse idriche: un quadro d’insieme preoccupante dal punto di vista ambientale. Per combattere il fenomeno che non è solo italiano, verrà messa a punto una strategia comune dall’Istituto agronomico per l’Oltremare di Firenze e dalla Commissione nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione. Una sinergia tra ministero degli Esteri da cui dipende il primo e ministero dell’Ambiente di cui la Commissione è un organismo. …e crescono i mari Non è una novità che tra le conseguenze dei cambiamenti climatici provocati dall’effetto serra ci sia da annoverare l’innalzamento del livello dei mari. Vediamo a che punto sono le previsioni scientifiche. Mari ed oceani potrebbero aumentare il loro attuale livello di 27 centimetri entro il 2100. Se, nelle zone di pianura, ogni millimetro in più corrisponde mediamente a 1,5 metri di costa in meno, ciò significa che da qui al 2100 potrebbero ritirarsi 405 metri di costa. Tra le zone più a rischio si troverebbero l’Alto Adriatico, la Costa Atlantica degli Stati Uniti, l’Olanda e il Giappone.

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