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Cultura > Mostre

Tiziano e gli amici di Brescia

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un oceano di carne e sangue, di vita pulsante, di fede ottimistica. La rassegna sul grande pittore a Brescia, Santa Giulia

C’è una rassegna che davvero non bisognerebbe perdere. Anche perché, se è vero che chiude a Santa Giulia troppo presto, il primo luglio, rimane altrettanto vero che diverse delle opere in mostra si possono raggiungere nei luoghi d’origine. In particolare il polittico della Resurrezione di Tiziano, nella chiesa bresciana dei santi Nazaro e Celso, attorno al quale ruota l’indagine sul rapporto tra Vecellio e la pittura bresciana del ’ 500.

Certo, mancheranno le gigantografie in mostra, il video che permette di scoprire gli anfratti e i dettagli della tavola meravigliosa, gli azzurri e i rossi, le carni e i volti. Le sorprese non sono mancate: dal vescovo Averoldi, committente con la bocca aperta per lo stupore del Risorto, il Cristo come Laooconte che misura grandiosamente lo spazio della notte che s’allontana, il luccichio delle corazze dei soldati, il notturno dell’Annunciazione, il corpo immenso di Sebastiano ferito.

Un oceano di carne e sangue, di vita pulsante, di fede ottimistica. È Tiziano nel 1522 nella sua splendida prima maturità, dove il sentimento è rosso fuoco, esplosivo, sicuro. Impossibile non risentirne la veemenza. Ecco allora Girolamo Romanino nel 1526 comporre un Risorto più prosaico e meno gigantesco su un orizzonte sanguigno a Capriolo, Alessandro Bonvicino riproporre un Risorto visionario nella chiesa bresciana di San Clemente. Ecco il Savoldo far sue le luminescenze ardite di Tiziano nel Tobiolo alla romana Galleria Borghese nel 1525 e Calisto Piazza rimeditare sul San Sebastiano cadente nel martirio dei santi Gervasio e Protasio a Capriolo.

Tiziano è un bagliore gigantesco, difficile sottrarsi. Così anche alla forza dei suoi ritratti, di cui in mostra si ammira il sublime – non trovo altre parole – Tommaso Mosti dalla Galleria Pitti di Firenze. Il velluto di quello sguardo giovanile, il volto chiaro incorniciato dalla barba curata, il morbido vestito grigio rendono palpitante l’immagine. È il fascino di una umanità sana, elegante, aristocratica. Moretto allora propone un Savonarola che ci osserva, o un Gentiluomo sovrappensiero, Romanino un uomo che non ci guarda e Savoldo una signora affacciata alla finestra. Personaggi veri, colori densi: Tiziano è vicino. Venezia è vicina con Giovanni Bellini e Lotto, le Sacre Conversazioni di Palma in Vecchio e del Previtali, monti ariosi, colori succosi, fare largo. La gioia del colore e della luce aperta.

Ma poi i bresciani vireranno nella loro direzione, unendo realismo a colore sussurrato, talora morbido altre volte freddo, spazi ampi ma anche raccolti. Pittura di devozione e di realtà, arte che prelude a Caravaggio. Romanino inventa Madonne scontrosette, santi segaligni, Moretto dipinge un vangelo della gente, devoto ma vivo – cani gatti vivande osti –, Savoldo inventa Natività in notturni lunari. È un altro mondo, quello quotidiano, dove l’aristocrazia è della gente comune, del sentimento sincero, del lavoro. Un’altra meraviglia da scoprire.

 

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Brescia, Santa Giulia, fino al 1 luglio (catalogo Silvana Editoriale)

 

 

Riproduzione riservata ©

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